RETROGRAFIE: VIOLENT FEMMES - Violent Femmes (1983, Slash records)


L'esordio dei VF, power trio proveniente dal Winsconsin, viene registrato e prodotto nell'anno in cui l'Italia diventa Campione del mondo per la sua terza volta, ma viene pubblicato solo l'anno successivo. I Violent Femmes, secondo il modesto parere dello scrivente, sono un gruppo che solo parzialmente potrebbero stare nel calderone punk. Sono un gruppo fenomenale, seminale e tra i più divertenti - al punto da sfiorare il rock demenziale come nell'ultima traccia, car, in cui la parola fuck viene simulata da un accordo di chitarra - che gli Stati Uniti abbiano mai prodotto. Insomma personalmente io li considero un gruppo che parte dal pop di Beatles e Beach Boys, influenzato dal punk dei Ramones e dal post punk dei Devo, collocandosi in quel filone di gruppi alternative rock che vivevano costantemente al confine tra i generi, facendo la spola tra gli stessi. Penso, ad esempio, ai Butthole Surfers, ai Talking Heads di '77, ai Pere Ubu di The Modern Dance, ai Clash di London Calling, ed infine ai Minutemen di Double Nick on the dimes. La particolarità di questo disco, di soli trentasei minuti, ma con due brani passati alla storia (Blister in the sun e Gone daddy Gone), è la capacità di mischiare beat rock, surf, no wave, punk '77 e folk rock. Il punk risiede nell'attitudine, nella sporcizia dei suoni e nell'irriverenza dei testi e dell'esecuzione. Ma c'è un gusto di fondo ed una ricerca dell'accostamento di stili che, spesso, nel punk degli anni '80 era mancata. La voce di Gano potrebbe risultare androgina, nasale e disturbante ma con gli ascolti diventa uno dei punti di forza del disco. Un lavoro - credetemi - genuinamente divertente quanto incredibilmente seminale. Penso a gente come Weezer, President of the United States, Bloodhound Gang e tanti altri artisti dell'alternative rock americano di fine anni '90 e del '00. I Violent Femmes e la lungimiranza di Gano, Ritchie e DeLorenzo contribuirono ad innovare il post-punk, il folk ed il punk generando nuove combinazioni di suoni, altrimenti dette stili. In trentasei minuti trovate un campionario di brani che non sembrano neanche suonati ed ideati dalla stessa band, ma tutti caratterizzati da una grande orecchiabilità e melodia accattivante. Un lavoro che, se gli concederete la giusta attenzione e volontà, vi conquisterà e lo ascolterete nei mesi.

Per me, numeri uno.

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