OM - Advaitic Songs (2012, Drag City)
Disco che ha riscosso ampi consensi, di critica e di pubblico, trasformando gli OM in un vero e proprio fenomeno di “massa”. E’ pur sempre vero che si parla di un duo che pubblica regolarmente dischi da una decade a questa parte e che è in continua crescita, ma è soprattutto con AS che hanno acquistato un maggior respiro, come testimoniano le persone che hanno approcciato il gruppo proprio in quest’ultimo anno passato. Adviatic songs è un viaggio tra la psichedelia dei primi Pink Floyd, l’attitudine world music che ha reso grandi i Grails, l’intrecci di arabeschi di matrice pseudo-lounge arabeggiante-hindi e la struttura portante della musica degli OM. Il lavoro si dipana attraverso un gigantesco mantra lisergico e, come giustamente aveva sottolineato qualcuno, terapeutico in cui il basso e la voce salmodiante di Cisneros accompagnano l’ascoltatore in questo straordinario percorso, fatto di luce e di ombre, di spirito e di carne. Le atmosfere mediterranee si ammantano di coni d’ombra, in cui il basso detta il tempo del salmo, ma è la batteria di Amos che governa l’intero spartito della liturgia targata OM. Come ha detto Seba, è proprio la maestria di Amos che rende fenomenale il lavoro, poiché Cisneros, maestro di cerimonia ed officiante di antiche melodie, propone il suo solito repertorio di linee di basso profonde e sensuali ma che, ormai, conosciamo e sapremmo riconoscere in maniera cristallina. Gli arrangiamenti, arricchiti dall’apporto di altri strumenti di tradizione ora rock, ora etnica, trasformano questo lavoro in una esperienza meditativa ed intima, solcando i mari della spiritualità e giungendo ai recessi nascosti delle pure forme musicali. Spero che questa ruffianata almeno vi convinca a dare una chance agli OM, perché attualmente la loro proposta è peculiare ed intrigante e, dunque, meritevole di alcuni ascolti.

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