RETROGRAFIE: SQUAREPUSHER - Feed me weird things (1996, Rephlex)

L'esordio di Squarepusher, lontano dall'ultimo ed imbarazzante esperimento sonoro con i robot (sebbene il concetto alla base sia affascinante, ma il risultato concreto è assolutamente insufficiente), fu un provvidenziale fulmine a ciel sereno. Gli anni novanta furono probabilmente la decade più intensa per le combinazioni tra generi e stili, l'evoluzione di movimenti che necessitavano un rinnovamento (jazz e punk su tutti), oltre alla preponderante spavalderia con cui la musica elettronica passò da strumento ludico per serate in discoteca a vera e propria fucina di talenti e di espressioni musicali. Diversi esponenti della scena alternative, punk o con alle spalle un passato da jazzista o blues, principiano ad ibridare la tradizione musicale con campionamenti, samples e richiami analogici e digitali. Queste glosse - e chi ha studiato diritto italiano medievale si ricorderà dei quattro dottori della scuola di Bologna -  potrebbero essere visti, da qualcuno, come elementi spuri che hanno imbastardito la musica. Io, onestamente, non faccio parte di questa componente reazionaria e credo che la combinazione di elementi differenti tra loro, ma in maniera armonica ed interessante, sia un'innovazione nello stile ed un progresso nella storia della musica. Squarepusher, alla pari di un Richard D. James o di un Robert del Naja, ha regalato nel 1996 un gioiellino che combinava sapientemente jazz, nelle ritmiche e nelle combinazioni di basso e batteria, con elementi IDM. Senza dimenticare che troviamo brani che si spingono nella IDM di Aphex Twins, Orb e che influenzerà artisti come Amon Tobin. Dall'altra il disco strizza l'occhio a passaggi glitch e più cupi, fumosi ed ovattati a cavallo tra il trip hop di Dj Shadows e Massive Attack e la futura dubstep di Burial. Disco nella sostanza complesso, ricco di sfumature, ma di grande importanza per la sua capacità di ridare linfa al Jazz, mischiando la fusion dei Weather Report con gli esperimenti sonori di Aphex Twin, ma confinando i vaneggi dell'irlandese a cesellature e fondando l'intera struttura melodica sul groove e sul breakdown. In natura non sopravvive il più forte, ma chi riesce ad adattarsi. E Squarepusher, con questo disco, manifestò la sua capacità di osare, ma con lungimiranza.

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