MOUNT KIMBIE - Love what survives (2017, Warp Records)


Ottimo ritorno, a distanza di nove anni, per il duo britannico Mount Kimbie. Disco che ho percepito come differente rispetto al loro secondo (ottimo) lavoro del 2013 (Cold Spring Fault Less Youth) e distante il doppio rispetto a Crooks & lovers (2010, Hotflush recordings), considerato un disco di post-dubste.  Ma anche questo LP si presenta come l'ennesimo  piccolo tesoro. Alcune tracce (la collaborazione con King Krule su tutte), effettivamente, riprendono il discorso sviluppato in nel precedente album, ma nel nuovo lavoro ho trovato una intrigante e curiosa esplorazione di territori che fanno parte della tradizione elettronica e che, a parer mio, vengono affrontati in maniera nuova dal duo elettronico. Ad esempio i momenti kraut dell'opener "Four years and one day" e "Audition". C'è comunque un diffuso retrogusto di post punk, che strizza l'occhio ad alcuni passaggi del Pleasure Principle di Gary Numan e non solo, come in "SP12" e "Marylin". Per non parlare delle esperienze post-dream pop di "You look certain" e "Poison". Onirico, affascinante, profondo e malinconico è il blocco composto dalle due ottime tracce con James Blake, che pone il proprio trademark all'interno della composizione. Delta e T.a.m.e.d. sono due dei brani più divertenti e catchy del lotto, IDM e groovy il primo, più vicino al pop di matrice Damon Albarniana il secondo. In sostanza un disco che conferma la qualità di questo progetto e l'intelligenza e la bravura della Warp Records nel tutelare ed aspettare i propri artisti, se il risultato è all'altezza delle aspettative. Un risultato che è omogeneo, ben strutturato e composto con delle idee, sfuggendo dalla collazione di samples e passaggi svariati. Un voto alto, per il sottoscritto.


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