QUICK REVIEW: THE VOIDZ - Virtue (2018, RCA Records)
Recensione scritta nel 2018 e rispolverata in concomitanza con l'uscita del nuovo disco dei The Strokes, The New Abnormal. In arrivo anche le impressioni di quest'ultimo disco.
Spesso mi chiedo se quello dei The Voidz sia un bel disco oppure una perculata tremenda. Io non l'ho ancora capito. Non mi sta dispiacendo ed ha alcuni pezzi che mi stanno piacendo molto (leave it in my dreams, qyurrus, pavement high school, my friends the walls, we're where we were, pyramide of bones), altrimenti mi sembrano volutamente portati all'eccesso fino a diventare una parodia di se stessi. Ad esempio l'uso dell'autotune esasperato, la smaliziata glamaggine ricchiona, la tamarragine anni ottanta. Tipo in quyrrus Julian usa 'sto autotune che sembra uno dei daft punk che durante una vacanza a Sharm si innamora dei neomelodici napoletani. Ma in tutto questo marasma coloratissimo, è un bel disco. Secondo me ha tante anime e si colloca perfettamente nel solco dell'evoluzione di Julian prima e degli Strokes dopo. Se uno è un minimo attento ed ha seguito la sua carriera, compresi i featuring (Daft Punk, Lonely islands, etc), non può assolutamente dire di essere preso in contropiede da un disco del genere. Il disco alla fine mi piace e lo sto mettendo su volentieri. Rispetto ad altri lavori di artisti maggiormente blasonati, che però ascolto di meno. Parliamo di un disco take-away di neopsych, synth-pop e garage. Quando non sai cosa mettere e non vuoi nulla di impegnativo, lo fai partire e ti passa la fame. Probabilmente stai mangiando cibo non propriamente sano, però hai un paio di minuti per scegliere cosa mangiare e non hai tempo e voglia di stare dietro a preparazioni più dispendiose. Lo stesso discorso che poteva farsi anche con i dischi degli Strokes. Julian Casablancas è abilissimo in questo tipo di approccio musicale. Aggiungo che è una prova migliore dell'esordio.
Spesso mi chiedo se quello dei The Voidz sia un bel disco oppure una perculata tremenda. Io non l'ho ancora capito. Non mi sta dispiacendo ed ha alcuni pezzi che mi stanno piacendo molto (leave it in my dreams, qyurrus, pavement high school, my friends the walls, we're where we were, pyramide of bones), altrimenti mi sembrano volutamente portati all'eccesso fino a diventare una parodia di se stessi. Ad esempio l'uso dell'autotune esasperato, la smaliziata glamaggine ricchiona, la tamarragine anni ottanta. Tipo in quyrrus Julian usa 'sto autotune che sembra uno dei daft punk che durante una vacanza a Sharm si innamora dei neomelodici napoletani. Ma in tutto questo marasma coloratissimo, è un bel disco. Secondo me ha tante anime e si colloca perfettamente nel solco dell'evoluzione di Julian prima e degli Strokes dopo. Se uno è un minimo attento ed ha seguito la sua carriera, compresi i featuring (Daft Punk, Lonely islands, etc), non può assolutamente dire di essere preso in contropiede da un disco del genere. Il disco alla fine mi piace e lo sto mettendo su volentieri. Rispetto ad altri lavori di artisti maggiormente blasonati, che però ascolto di meno. Parliamo di un disco take-away di neopsych, synth-pop e garage. Quando non sai cosa mettere e non vuoi nulla di impegnativo, lo fai partire e ti passa la fame. Probabilmente stai mangiando cibo non propriamente sano, però hai un paio di minuti per scegliere cosa mangiare e non hai tempo e voglia di stare dietro a preparazioni più dispendiose. Lo stesso discorso che poteva farsi anche con i dischi degli Strokes. Julian Casablancas è abilissimo in questo tipo di approccio musicale. Aggiungo che è una prova migliore dell'esordio.

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