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Visualizzazione dei post da aprile, 2020

FOCUS: GOTAN PROJECT

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La Francia, in fatto di elettronica, non è mai parca di talenti e sorprese. In ogni ramo del mondo delle sinapsi e del beat, della puntina e del synth, del korg e del sampler i nostri cugini transalpini hanno grandi rappresentanti. I Daft Punk e Air sono i nomi più celebri, ma come non ricordare le compilation del Buddha Bar, le Hotel Costes di Stephane Pompugnac  ed i diversi artisti che vi hanno preso parte. Per non parlare della scena french touch e della scena downtempo e lounge, per la quale servirebbe tempo per elencare i vari artisti. Nel calderone della scena elettronica francese  figurano anche i Gotan Project, attivi dal 1999 e inizialmente composti dal duo Philippe Cohen Solal (tastiere) e Eduardo Makaroff (chitarra ed alcuni strumenti a corda), per poi diventare un trio con l'arrivo di Christoph H. Müller (programmazione, samplers  strumenti elettronici). La missione dei Gotan Project è semplice: riportare nelle classifiche e nei club quella musica cari...

ALMANACCO DELLA MUSICA SARDA: KENZE NEKE

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Monografia doverosa dato che si tratta del gruppo che, alla pari dei Tazenda , ha rappresentato al meglio la musica sarda al cospetto di sardi e "continentali". Ma iniziamo subito a dire che se nei Tazenda tutto ruotava attorno ad un folk rock dalle tinte morbide ed eleganti, in cui splendeva l'eccezionale voce dell'indimenticato ed indimenticabile Andrea Parodi (buon'anima, artista raro quanto eccellente), nei Kenze Neke la particolarità risiedeva nel continuo scambio tra un genere e l'altro, meritandosi l'appartenenza alla categoria del crossover , in senso lato. Infatti il sound della band poggiava su fondamenta punk , ma poi si mischiava con hard rock , ( combat )  folk, etnica e worl music, metal, reggae, crossover old school e hardcore. Il cantato, per la maggior parte in  limba , la lingua sarda nella variante delle Baronie (con accento sulla  i ), dove si trova il paesino di origine dei KN, ossia Siniscola . La line-up è mutata in conti...

FLYING LOTUS - Los Angeles (2008, Warp Records)

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Il secondo lavoro del pronipote di John Coltrane, seguito dell'esordio 1983 (2006, Plug Records) è un disco che mette già in luce Steven Allison come un musicista e producer sopra la media. Diciassette brani per tre quarti d'ora di musica in cui offre una carrellata dei generi più disparati dell'elettronica e non. Parti integralmente strumentali si alternano a brani cantanti, in vario stile e con varietà di voci differenti tra loro. Dalla tribal alla voce vellutata di cantanti jazz, adatte al trip hop ed al downtempo. Come Laura Darlington , che sarà presente anche nei successivi Cosmogramma ( Table Tennis ) e Until Quiet Comes ( Phantasm ). Meno collaborazioni rispetto ai dischi successivi, dovuti anche agli esordi. Los Angeles è un contenitore, in cui manca un filo rosso, di Jazz-rap , IDM (ricorda Aphex Twin ), post dubstep alla Burial , downtempo , trip hop ed elettronica sperimentale . Segna l'inizio per FlyLo che, nell'arco dei due anni successivi, pubbli...

NEBULA - Heavy Psych (2008, self product)

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C’era chi scommise che i Nebula erano finiti ed i fasti di Let It Burn e To the center erano distanti anni luce, perchè oramai si erano abbandonati al riposo sugli allori ed erano colpevoli di una qualità che stava diventando scadente per via di ultime produzioni non troppo all’altezza. Ciò era parzialmente vero, tenendo presente il fatto che i primi lavori dei Nebula erano dei veri e propri masterpieces e che dal 1998 (esordio) al 2002 ( Dos Ep ) aveva fatto sfaceli, collocandosi tra i vertici del movimento stoner rock. Vuoi perché erano riusciti a crearsi uno stile nebuliano, vuoi perché Eddie Glass e Ruben Romano erano e sono due tra i migliori musicisti del panorama, vuoi perchè è dall’accoppiata Atomic Ritual (2003) ed Apollo (2006) che diversi fans hanno iniziato a storcere il naso, con le dovute ragioni.  In effetti si stavano fossilizzando, senza necessariamente perdere la loro carica, ma iniziavano ad apparire scontati. Nel 2008 una svolta, preceduta da una notiz...

DEAD MEADOWS - Old Growth (2008, Matador)

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Se apprezzate i soliti  Dead Meadow , forse rimarrete delusi dall’ascolto di Old Growth. Non perché il disco non sia oggettivamente ben suonato o privo di idee, ma semplicemente perché non è un disco di heavy psych – o psichedelia lisergica e distorta che dir si voglia – a cui ci aveva abituato il gruppo di Washington DC. O meglio, la psichedelia è presente ma non è preponderante e uber alles, come accadeva in ‘ Feathers ’ o in ‘ Shivering King and Others ’, o addirittura nel disco omonimo. Tutti grandi lavori che erano stati capaci di piazzare i Dead Meadow ai vertici delle band psichedeliche moderne e attuali, senza sfigurare affianco a band di grandissimo livello come i Colour Haze o i 35007 .  Quello che manca in ‘Old Growth’ è proprio la prevalenza di una psichedelia acida, figlia dei 70 e dei 60, ma mai derivativa o ripropositiva di sonorità forse ammuffite e già ben realizzate dai Pink Floyd barrettiani o dai 13th Floor Elevators . No, manca quella capacità di mani...

OM - God is Good (2009, Drag City)

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“God Is Good” è un disco clamoroso. Non sbaglia qualcuno quando lo definisce il miglior lavoro nella produzione degli Om, al pari di Advaitic,  e non è  un’iperbole ma una constatazione. Si pensava che il cambio della guardia, in un duo così assodato e collaudato, avrebbe potuto solo rappresentare l’epifania dell’ego cisnerosiano, che probabilmente sarà ancor più invigorito dalle ottime premesse del progetto Shrinebuilder . Ma come diceva qualcun altro, non è stata preso l’ultimo cialtrone disponibile, nemmeno una scimmia o un manichino da crash test. Il sostituto ha delle referenze che sono una garanzia e quella garanzia si chiama Grails , band fenomenale e iperproduttiva (solo nel 2008 hanno pubblicato ben due dischi, differenti ed interessanti entrambi, anche se “ Take Refuge ” risulta più appassionante di “ Doomsday’s Holiday ”). Quattro brani, in uno stile che non solo riparte da quanto fatto vedere in “ Pilgrimage ” (2007, Southern Lord Records) ma che ne colma le ...

EARTHLESS - Rhythms from a cosmic sky (2007, Tee Pee Records)

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Gli Earthless si confermano una delle migliori band dedite alle jam psichedeliche e soprattutto dei veri e propri animali da palco, ambiente in cui manifestano tutte le loro immense capacità di live-band. Idea che si potrebbe già avere ascoltando i loro dischi, ma è soprattutto con l’ultimo lavoro che ne danno conferma. Si parla del “ Live at Roadburn ”, la rassegna europea più importante per tali sonorità, in cui hanno riscosso consensi grazie ad un live di 80 minuti, in cui hanno suonato solo due brani. Incredibilmente folli. “Rhytms from a Cosmic Sky” è una galassia costellata da tante influenze che brillano di vita propria e senza cadere nel manierismo. Il tessuto base è quello della lunga jam psichedelica, dove tra i Cream ed Hendrix , i primi Nebula e le band progressive psych giapponesi, il terzetto di San Diego scolpisce colonnati di riverberi e possenti riff, ottime melodie e bordate dovute ad una sezione ritmica varia ed impeccabile. Tre soli brani differenti tra lor...

DOZER - Beyond Colossal (2008, Small Stone)

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Colossale potrebbe essere l’aggettivo adatto per qualificare questo lavoro, seguito di quel “ Through the eyes of heathens ” (2005) che divise appassionati e critica riguardo ai Dozer. La formazione svedese, attiva dal 1995, ha indubbiamente percorso una strada che le ha permesso di divenire una delle band più interessanti ed importanti del panorama stoner , garantendosi il piazzamento affianco alle vecchie e nuove glorie. In “Beyond colossal” si conclude quel ciclo di mutazione e metamorfosi da kyuss-band (ai limiti del clone, bisogna ammetterlo, nei primissimi tempi) con grande potenziale ad una formazione con una propria identità, in un percorso graduale che ha messo a fuoco nuovi stili e nuovi linguaggi. Potrebbero aver sbagliato qualche cosa, magari azzardando qualche passo troppo coraggioso (è il caso di “through”, che ripeto comunque un buon disco), ma siamo arrivati a quello che potrebbe essere il definitivo capolavoro. Almeno fino a questo 2008 i Dozer avevano pubblicato l...

TODAY IS THE DAY - Axis of Eden (2007, Supernova Records)

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A partire dalla cover straordinaria, il nuovo disco dei TITD (già dal nome capisci che non si scherza) è pericoloso come i tori che caricano a Pamplona, mentre tu saltelli dentro un sacco, sei bendato e hai dei pesi alle caviglie. Sono in tre, ma fanno casino come le Twin Towers l'11 settembre. Derek Roddy dietro le pelli è una macchina, che usa il doppio pedale come voi usate i polmoni: ossigena i vostri tessuti, permette al sangue di scorrere all'interno dell'organismo chiamato Today Is The Day. La sezione ritmica serve di supporto a Steve Austin , un uomo addirittura più cattivo di Skeletor e di Gargamella, che ti spara in faccia ciò che pensa, anche se stà dicendo che adora le petunie e sua zia Carmelina è bravissima a cucinare le sarde a beccafico. Riff incazzati, ritmiche serrate, veloci e letali come Mohammed Alì sul palco: vola come un farfalla, pungi come un'ape. Notevolissime alcune parti ambient e più dilatate, che permettono di respirare ma senza mai s...

NAAM - Naam (2009, tee Pee Recordings)

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Chi sono i Naam? Un gruppo che mi ha letteralmente fulminato e colpito in una serie di ascolti ravvicinati. Power trio che ha pubblicato quest'anno il full lenght d'esordio per la Tee Pee (ottima etichetta di settore), seguito di un ep che aveva stuzzicato i più. Basterebbero i diciasette minuti della 'open track Kingdom (Of heaven , dove gli stili si sovrappongono con grande scelta di tempi e di atmosfere. Immaginatevi la spiritualità degli ultimi OM (sia a livello di voci che di suono), che incontrano gli Sleep meno sporchi e vanno a braccetto con il Kraut Rock più psichedelico e space rock, con uno stile figlio degli anni '70 tra gli Hawkwind , Agitation Free ed i Blue Cheer , Se non che dopo questa perla troviamo un brano interamente strumentale, che richiama i tribalismi dei Neurosis ( Cleans , tratta da enemy of the sun ) e della scuola Kraut. E sono solo i primi due brani di un lavoro che mancava per completezza e interesse: se spesso ci siamo dovuti acconte...

SHRINEBUILDER - Shrinebuilder (2009, Neurot Recordings)

I supergruppi sono croce e delizia degli appassionati di musica, perché nascono sulle fantasie e sulle aspettative, col rischio di deludere. Gli Shrinebuilder sono un progetto a cui prendono parte Scott Kelly (Neurosis, Tribes of Neurot, Blood And Time), Wino (The Hidden Hand, The Obsessed, Saint Vitus, Spirit Caravan), Al Cisneros (OM, Sleep) e Dale Crover (The Melvins, Altamont, The Men of Porn, Nirvana). Durò qualche anno e fu messo a riposo nel 2011 circa. Pubblicato dalla Neurot, etichetta gestita dallo stesso Scott Kelly, e prodotto da Dale Crover, ebbe un forte impatto sulla comunità degli amanti delle sonorità doom, post metal, alternative e similari. Ben suonato, ottima produzione, grandissimi musicisti nei rispettivi ruoli. Io lo considero alla stregua della summa di quello che è successo tra la fine dei '90 e nel primo decennio del terzo millennio, nei generi da cui provengono questi quattro signori. Il problema è stata la poca voglia di stupire e di sperimentare. Cinq...

BRENDAN PERRY - Ark (2010, cooking Vynil)

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Brendan Perry nel 2010 ha sbancato, si è insinuato nella mia classifica dei dischi del all'anno piano piano. Senza dar fastidio, in maniera subliminale ed accattivante. Non c'erano aspettative, non conoscendo in maniera approfondita l'opera dei Dead Can Dance nel 2010, ma non abbastanza da potermelo ricordare in maniera vivida*. Eviterò dunque qualsiasi paragone con la Band madre, capitanata da due fuori classe come Brendan e Lisa. Ark è un disco che ha un certo approccio pop , ma che rimane troppo elegante e di classe per poter essere immediato. Disco in cui sono stati curati gli arrangiamenti, le melodie che fluttuano tra dark-wave e world music . Dall'open track condizionata da sonorità mediterranee, si snoda un viaggio nella storia della musica. Orchestre, archi, sezioni fiati, elettronica e grandi musicisti predispongono il terreno ottimale per una delle migliori voci degli ultimi anni. Classica, potente, vibrante. Un ottimo lavoro che consiglio a tutti. * Qu...

OM - Advaitic Songs (2012, Drag City)

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Disco che ha riscosso ampi consensi, di critica e di pubblico, trasformando gli OM in un vero e proprio fenomeno di “ massa ”. E’ pur sempre vero che si parla di un duo che pubblica regolarmente dischi da una decade a questa parte e che è in continua crescita, ma è soprattutto con AS che hanno acquistato un maggior respiro, come testimoniano le persone che hanno approcciato il gruppo proprio in quest’ultimo anno passato. Adviatic songs è un viaggio tra la psichedelia dei primi Pink Floyd, l’attitudine world music che ha reso grandi i Grails , l’intrecci di arabeschi di matrice pseudo-lounge arabeggiante-hindi e la struttura portante della musica degli OM. Il lavoro si dipana attraverso un gigantesco mantra lisergico e, come giustamente aveva sottolineato qualcuno, terapeutico in cui il basso e la voce salmodiante di Cisneros accompagnano l’ascoltatore in questo straordinario percorso, fatto di luce e di ombre, di spirito e di carne. Le atmosfere mediterranee si ammantano di coni d’...

Bibbia dell'Heavy 'n Loud: LEAF HOUND

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta di gruppi minori dell' hard rock tra la fine dei '60 e la prima metà dei '70. Vi sono state bands che incisero un solo disco e poi si sciolsero così come formazioni che rinacquero in altre dando vita ora ai supergruppi ed, infine, gruppi meno noti, ma pur sempre validi, per gli amanti del rock. Certo, si tratta pur sempre di bands che vissero oscurate dai numi tutelari, ma ritengo sia giusto dedicare loro almeno una pagina in questo spazio, per rendere l'omaggio e il tributo doveroso a chi scrisse alcuni paragrafi molto interessanti in quella che possiamo definire la " Bibbia dell'heavy n' Loud ". I Leaf Hound sono un gruppo che ebbe la sua importanza, incidendo nel 1971 quel  Growers of Mushrooms , che personalmente ritengo un disco strepitoso. La prima traccia è una fusione tra quello che avevano appena fatto i Led Zeppelin e quello che faranno nei primi anni '90 i Fu Manchu di Rubern Romano, Eddie ...

IOSONOUNCANE - Die (2015, Trovarobato) e considerazioni sull'artista

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L o zio di una mia ex ragazza ha una casa al mare a Buggerru , in pienissima Costa Verde (e credo che l'immagine di copertina sia una duna di San Nicolò oppure di Piscinas). La costa verde è quella zona della Sardegna, nell’Iglesiente, che ha sempre mostrato due volti. Il primo è quello della bellezza sprezzante e (quasi) incontaminata, tra coste selvagge e cimitero di surfisti, dune che al tramonto diventano infuocate ed alternano il deserto con boschi di ginepri e macchia mediterranea. Un patrimonio naturale e poco battuto, rispetto ad altre zone dell’Isola, che fa da contro altare ad una delle zone più povere e tartassate d’Italia, dove la disoccupazione e lo sfruttamento sono una costante inesorabile. Ed a Buggerru si registra il primo eccidio della storia sarda e della storia italiana, quando il 4 Settembre del 1904 l’esercito aprì il fuoco sui minatori e gli operai che protestavano per condizioni di vita e lavorative più dignitose. Come le bestie e peggio delle bestie. Mac...

GOATSNAKE – Black age blues (2015, Southern Lord records)

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Se vi dicessi Scott Reeder ( Kyuss, The Obsessed, Unida, Sun and sails, Tool ), Greg Rogers (the Obsessed), Greg Anderson (Sunn O))), The Obsessed, Burning Witch, Thor’s Hammer, Teeth of the lions rules the divine) e Pete Stahl (Earthlings? Scream, Wool) , saresti incuriositi a sentire un gruppo del genere? La vostra curiosità sarebbe soddisfatta cercando il CV dei californiani Goatsnake. Un ritorno gradito, ed inaspettato dopo 15 anni di silenzio, per il sottoscritto in un genere che ormai faceva fatica a tenersi al passo con i tempi e risultava ciclostilato e senza grandissimi picchi fuori dalla formula brevettata, consumata ed abusata. Con questo non voglio assolutamente dire che il doom ( doom blues , in questo caso) sia un genere musicale di scarsa qualità, perché ogni anno escono nuovi lavori di band emergenti o consolidate che aggiungono dischi di valore. Ma pur sempre all’interno di una corrente musicale chiusa nel proprio recinto e che, come un ragno, ricava da se stessa ...

ALGIERS - Algiers (2015, Matador)

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Gli Algiers, da Atlanta (Georgia, anche se si sarebbero formati nel 2007 a Londra), sono stati a lungo considerati una delle rivelazioni del 2015. Hanno conquistato spazio sulle webzine e testate musicali più conosciute, ed, in alcuni casi sono stati premiati con voti esaltanti e grandi acclamazioni. Solo il tempo, come in molti casi, potrà giustificare gli allori o la polvere. Per ora possiamo solo riconoscere si tratti di un buon disco, a cavallo tra post punk, gospel, blues ed alternative rock. Come se i Joy Division dividessero la stanza con i TV on The Radio, Nick Cave e la tradizione no wave ed americana. L’Inghilterra che incontra il sound nero degli States – le sue contraddizioni, le sofferenze, la segregazione razziale, le speranze e le lotte sociali, della Georgia, adottando soluzioni sonore che conferiscono all’architettura del disco una varietà tale da essere in costante equilibrio tra un revival del sound degli anni ’80 ed una ricerca verso territori maggiormente alt...

NEW ORDER - Music Complete (2015, Mute Records)

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La diaspora hookiana non ha intaccato la qualità dell’ultima fatica del gruppo britannico che, paradossalmente, si rilancia sulla scena. L’età non sembra essere un ostacolo per chi riesce a combinare brani synth pop , new wave e pop, in cui il ritmo galvanizza e graffia l’ascoltatore. Un disco ispirato, carico di groove e di singoli da playlist 2015. Le collaborazioni sono valide ed interessanti, confermando quanto una La Roux si sposi perfettamente con questo stile. Se, tuttavia, posso permettermi una critica People on the high line è una canzone dalla melodia incisiva e festaiola, ma non aggiunge nulla a quanto proposto in passato dai NO, né arricchisce il campionario di brani della rossa. In ogni caso un brano che, come tanti, ha melodie accattivanti e riuscite, garantendo una qualità che si mantiene stabile per tutto l’ascolto. Naturalmente ci sono tracce che sono eccellenti, ottime per ballare o per allenarsi ( singularity, restless, academic, plastic ). E poi c’è tutti fru...

MOUNT KIMBIE - Love what survives (2017, Warp Records)

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Ottimo ritorno, a distanza di nove anni, per il duo britannico Mount Kimbie. Disco che ho percepito come differente rispetto al loro secondo (ottimo) lavoro del 2013 ( Cold Spring Fault Less Youth ) e distante il doppio rispetto a Crooks & lovers (2010, Hotflush recordings), considerato un disco di post-dubste.  Ma anche questo LP si presenta come l'ennesimo  piccolo tesoro. Alcune tracce (la collaborazione con King Krule su tutte), effettivamente, riprendono il discorso sviluppato in nel precedente album, ma nel nuovo lavoro ho trovato una intrigante e curiosa esplorazione di territori che fanno parte della tradizione elettronica e che, a parer mio, vengono affrontati in maniera nuova dal duo elettronico. Ad esempio i momenti kraut dell'opener " Four years and one day " e " Audition ". C'è comunque un diffuso retrogusto di post punk , che strizza l'occhio ad alcuni passaggi del Pleasure Principle di Gary Numan e non solo, come in ...

ALGIERS - The Underside of power (2017, Matador records)

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The Underside of power (prodotto da Adrian Utley dei Portishead) è una dichiarazione di guerra senza proiettili e senza spargimento di sangue, un anatema contro il razzismo e la situazione politica americana, un'offensiva metropolitana condotta una potenza sonora capace di infiammare gli animi come i discorsi di Martin Luther King e Malcolm X. La conferma di quanto fossero spese bene le lodi per gli Algies. Tra Post-punk, soul, gospel, alternative rock ed elettronica, il gruppo capitanato da Franklin James Fisher, incendiario cantante in parte e perfetta commistione tra un Black Panther ed un reverendo battista di Harlem, bilancia groove, tradizione bianca europea post punk e black sound afroamericano, proponendo un moderno manifesto della resistenza e sula strada per l'emancipazione personale da qualsiasi forma di potere istituzionalizzato. Walk like a panter, sting like a Bee.

MONDO GENERATOR: Shooters Bible (2020, Heavy Psych Sound)

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Il titolo scelto da Nick Oliveri (bassista di Kyuss e Queens of The Stone Age ), per il suo ultimo lavoro con i Mondo Generator , sintetizza quello che penso del suo progetto. Si trattano delle ultime cartucce compositive che prova a sparare uno degli esponenti della bibbia dello stoner rock prima che la gente si stufi di ascoltare i suoi dischi. Per carità non siamo davanti ad un lavoro brutto e raffazzonato, ma davanti ad un disco di 40 minuti che non aggiunge nulla a quanto prodotto nei cinque dischi precedenti, usciti tra il 2003 ed oggi. Le idee sono quelle ed il marchio di fabbrica lo conosciamo, perciò stupirsi di un miracolo o cercare qualcosa che non fa parte della mappatura genetica del suono oliveriano sarebbe da folli. Nel complesso è un lavoro che, di base, si può catalogare come stoner punk velocizzato, o speedrock come direbbero i ragazzi di Impatto Sonoro. Ci sono effettivamente delle piccole chicche, come nel caso di Burn a bridge , il brano più lungo (03:5...

BLOOD ORANGE - Cupid Deluxe (2013, Domino)

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. La Domino nel 2013 ha avuto un occhio di riguardo per la classifica ed ha dato alle stampe diversi dischi interessanti e godibilissimi (basterebbe pensare al successo ottenuto da AM degli Arctic Monkeys , nda). Blood Orange conquista l’attenzione da subito, quantomeno per la cover, spaventosamente trash e kitsch quanto dotata di una certa personalità. Una sorta di Eyes Wide Shut meets Miss Olympia. Dunque, Cupid Deluxe è un lavoro che è intriso di cultura musicale Americana e che offre diversi passaggi e spunti a cavallo tra gli anni settanta e le sonorità pop e neosoul. Dal rythm n’ soul figlio degli anni novanta ( Chamakay ) vicino a Stevie Wonder e Prince, alle vibranti, e cariche di groove, note pop di “ You’re not good enoug h” ed  Uncle Ace . La prima parte del lavoro, straordinariamente anni novanta e così carica di pregevoli soluzioni – ora paraculatissime, ora assolutamente creative negli accostamenti – è una delizia per gli ascolti. In un susseguirsi colorato e sen...

BECK - Mutations (1998, Geffen)

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Per capire il talento istrionico di Beck Hansen , è necessario ascoltare diversi episodi della loro produzione ed essere disposti ad espandere il proprio filtro musicale. Mutations ) è un lavoro che si distanzia da due predecessori magnifici come l'acerbo ma interessantissimo Mellow Gold (1994, Geffen) ed il leggendario ed esplosivo Odelay (1996, Geffen). Se questi sono dei veri e propri caleidoscopi di suoni, in cui si mette in mostra la poliedricità del cantautore e la sua capacità di spaziare tra tanti generi (al punto tale da impedire all'ascoltatore di collocarlo in uno solo, per capire quale sia IL genere di riferimento di Beck), invece in Mutations si mettono a fuoco le coordinate. Disco emotivo, rasserenante e con forti punti di contatto con il successivo Sea Change  (2002, DGC/geffen)che, secondo diversi, rimane il punto più alto del biondo americano quando indossa le vesti di cantautore in senso canonico. Mutations è un disco che parte da una evidente matrice bl...

RETROGRAFIE: VIOLENT FEMMES - Violent Femmes (1983, Slash records)

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L'esordio dei VF, power trio proveniente dal Winsconsin, viene registrato e prodotto nell'anno in cui l'Italia diventa Campione del mondo per la sua terza volta, ma viene pubblicato solo l'anno successivo. I Violent Femmes, secondo il modesto parere dello scrivente, sono un gruppo che solo parzialmente potrebbero stare nel calderone punk . Sono un gruppo fenomenale , seminale e tra i più divertenti - al punto da sfiorare il rock demenziale come nell'ultima traccia, car , in cui la parola fuck viene simulata da un accordo di chitarra - che gli Stati Uniti abbiano mai prodotto. Insomma personalmente io li considero un gruppo che parte dal pop di Beatles e Beach Boys , influenzato dal punk dei Ramones e dal post punk dei Devo , collocandosi in quel filone di gruppi alternative rock che vivevano costantemente al confine tra i generi, facendo la spola tra gli stessi. Penso, ad esempio, ai Butthole Surfers , ai Talking Heads di '77, ai Pere Ubu di The Modern D...

RETROGRAFIE: SQUAREPUSHER - Feed me weird things (1996, Rephlex)

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L'esordio di Squarepusher , lontano dall'ultimo ed imbarazzante esperimento sonoro con i robot (sebbene il concetto alla base sia affascinante, ma il risultato concreto è assolutamente insufficiente), fu un provvidenziale fulmine a ciel sereno. Gli anni novanta furono probabilmente la decade più intensa per le combinazioni tra generi e stili, l'evoluzione di movimenti che necessitavano un rinnovamento (jazz e punk su tutti), oltre alla preponderante spavalderia con cui la musica elettronica passò da strumento ludico per serate in discoteca a vera e propria fucina di talenti e di espressioni musicali. Diversi esponenti della scena alternative, punk o con alle spalle un passato da jazzista o blues, principiano ad ibridare la tradizione musicale con campionamenti, samples e richiami analogici e digitali. Queste glosse - e chi ha studiato diritto italiano medievale si ricorderà dei quattro dottori della scuola di Bologna -  potrebbero essere visti, da qualcuno, come elementi...