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Visualizzazione dei post da 2020

THE GOD MACHINE - One last laugh in a place of dying (1994, Polydor)

 Parliamo anche del disco " One last laugh in a Place of dying ", uscito nel 1994 per la Polydor (con remastered nel 2008 per la medesima etichetta). Per me non ha la memorabilità e l'imponenza di Scenes From the Second Storey (1993, Polydor) , ma è un lavoro che potrebbe godere di altrettanto rispetto e visibilità. Ovviamente, dopo un capolavoro sottovalutato come Scenes, ci si aspettava un seguito di valore eguale se non superiore. In ogni caso si tratta di un lavoro che trasuda alternative rock della scuola dei novanta, con elementi di post punk ( Joy Division in primis, come nelle chitarre di " The life song ") e noise/grunge. C'è un richiamo ai Neurosis ed ai Jane's Addiction , ma in sostanza c'è una atmosfera che sarà tipica di diversi movimenti e scuole musicali non solo degli anni novanta. Ma saranno influenti per i gruppi che declineranno, a vario titolo, l'alternative rock verso la fine dei novanta e nel terzo millennio, come ad esemp...

Brevi considerazioni sul rock demenziale. In difesa degli Skiantos

Mi chiedo spesso se il termine " rock demenziale " sia una terminologia da abbandonare definitivamente o se sia più corretto parlare di musica demenziale anziché parlare di rock. Ma non è tanto il concetto di rock che stride, in quanto diversi esponenti negli anni ( Skiantos, EELST, Squallor fino ad arrivare a Frank Zappa [sic!] per citare quattro nomi molto conosciuti) non si sono mai limitati a proporre canzoni rock tout court ma hanno offerto dischi con decine e decine di generi, spesso anche all'interno della stessa canzone. Perciò mi sono domandato se il termine demenziale, attinente più ai testi ed al modo buffonesco ed al physique du rôle dei componenti della band, fosse un punto di forza del gruppo o qualcosa che lo limitasse o lo ridimensionasse agli occhi del pubblico. O almeno al grande pubblico, quello che parte dal presupposto che sia appunto un gruppo che propone rock demenziale e quindi dei clown che dicono le parolacce ed affrontano temi triviali. Se pe...

COLLE DER FOMENTO - Odio Pieno (Mandibola Records, 1996)

 Disco interessante, invecchiato benissimo e che ancora oggi colpisce per la sua compattezza e capacità di coniugare il beat del rap old school, con le tematiche hardcore e movimenti funk. Soprattutto questo, nella scelta di termini come funkadelico, è un omaggio alla scuola funky dei Funkadelic e Parlament. Allo stesso tempo è mutuata la lezione dell'hip hop italiano (soprattutto Sangue Misto ed il primo Frankie, oltre ad Assalti Frontali ed Otierre) uno dei temi dei CDF, che si fanno alfieri della scena romana e la difendono con orgoglio e con l'intento di dimostrare che anche in Italia si possa fare rap di qualità, senza cadere nel manierismo e senza essere commerciali (questa è un altro dei leit motif delle lyrics, insieme alla romanità, all'essere hardcore "più di un film con Rocco e Selen"). Vi è una forte qualità, sia nelle metriche che nelle ottime basi (non a caso il deus ex machina è Ice One, non certo uno scemo) e l'abilità negli incastri di Danno, ...

I due nuovi brani dei System of A Down. Musica in linea con questo tremendo 2020. E considerazioni sparse sui loro ultimi dischi.

 I System of a Down hanno pubblicato due nuove tracce , a distanza di quindici anni dal loro ultimo disco. In questo caso la parola ultimo può essere detta con sospiro di sollievo perché io non ho mai apprezzato pienamente la doppietta Mesmerize/Hypnotize del 2005. Per quanto le vendite furono anche buone, con tanto di posizioni prestigiose nelle classifiche mainstream, nella sostanza il doppio lavoro per me è tutt'altro che encomiabile e meritevole di grandi elogi. I due nuovi brani, scritti col lodevole intento di prendere posizione dato il sanguinoso conflitto che si sta svolgendo tra Armenia ed Azerbaigian dal settembre 2020. Ma al di là della filantropia, i due brani richiamano per l'appunto Hipnotize/Mesmerize, per me sono due dischi pieni di filler e che richiedono un atto di bontà per tirare fuori un disco da quei due che sia considerabile al livello dei lavori precedenti. Non che S teal this Album! fosse una perla, ma nessuno ha mai dato particolare peso a quel dis...

TANGERINE DREAM - Phaedra (1974, Virgin)

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Phaedra non è un semplice disco. Phaedra è un'esperienza sonora, che regge alle insidie del tempo e quarant'anni dopo la sua pubblicazione (1974), risulta ancora un lavoro fresco, innovativo e stratificato. L'influenza dei TD sulla musica dei decenni successivi è palmare: elettronica, ambient, psichedelia, minimal e post rock sono generi e coordinate sonore che hanno attinto a piene mani dalla scuola tedesca. Personalmente non sono un grandissimo estimatore di Scaruffi e della sua opera, ma bisogna riconoscere che ha perfettamente ragione quando afferma che l'avvento della scena tedesca kraut e dei corrieri cosmici abbia innegabilmente cambiato il volto della musica degli ultimi trenta e quarantanni. Phaedra è una galassia sonora, una sinfonia stellare ed astronomica, tra sintetizzatori e virate elettroniche. Phaedra è un osservatorio in cui il senso della vista è sostituito da quello dell'udito. Phaedra – 17:43 Mysterious Semblance at the Strand of Nightmares – 9:4...

BLUR - The Great Escape (1995, EMI)

 L'11 settembre del 1995 usciva "The Great Escape", per la Food Records/EMI. Come è invecchiato in questi 25 anni? Come si posizione in una vostra ipotetica classifica dei Blur?  Un disco che è comunque tra i migliori in ambito britpop , con una forte propensione alla melodia catchy. Questo si riflette anche nella presenza di brani storici ( charmless man, the universal, country house, best days, fade aways ), per il repertorio del gruppo, alcuni dei quali peraltro non sono riproposti in sede live volutamente (come nel caso di Country house). Disco fortemente inglese, anche per i richiami ai Beatles , David Bowie ( Entertain Me ), vagiti punk '77, british invasion , oltre allo stile che aveva contraddistinto i Blur nei dischi precedenti. Probabilmente uno dei dischi che consiglierei per chi vuole approcciarsi al brit pop, insieme ad Urban Hymns, What's The Story e Different Class. Per me un masterclass da avere.

EX - Cassiopea (2005, autoprodotto)

  Il modulo spaziale vaga nella galassia alimentato dai cinquanta minuti di cassiopea, costellazione i cui gas e polveri sono veicolati dai riff del collettivo Ex, dalle atmosfere spaziali e dilatate da l'uso della batteria, stazione orbitante che detta i tempo al traffico delle sensazioni e delle manifestazioni che attraversano la mente, nell'oscurità del cosmo. Sembra più l'inizio di una relazione di Margherita Hack che una recensione su un disco di space-psych-stoner rock, eppure questo lavoro riesce a muoversi in tutte le dimensioni, compresa la quarta: quella temporale. Inizia il viaggio fluttuante tra i pensieri e le melodie, tra i giri di basso tipici di karma to burn e Colour Haze, tra i kyuss più desertici figli degli shamani Bjork e Garcia, dalle nuotate liquide dei 35007 allo sgretolamento di ogni certezza. Nel sistema solare degli Ex esiste una sola regola, o meglio un solo quesito: tutto è veramente ciò che sembra? La grande abilità risiede nella manipolare i s...

DON CABALLERO - Punkgasm (2008, Relapse Records)

Recensire un disco dei Don Caballero, personalmente, non l'ho mai considerato impresa da poco perché il tasso di complessità nel suono è sicuramente alto.  Spesso il loro " math rock " è più una algebrica elaborazione di incastri sonori, il tutto orchestrato dalle due menti dietro il marchio DC. Ian Williams e soprattutto Damon Chè Fitzgerald , con il problema che ora (diciamo da più di cinque anni) che Ian ha lasciato orfani i suoi dedicandosi ai Battles (che l'anno scorso spopolarono su 3 quarti delle riviste), tutta la famiglia se l'è caricata sul groppone il buon Damon trasformando la band in un Damon caballero o Don Damon, a seconda dei gusti. Rimane probabilmente uno dei migliori batteristi in circolazione, non solo nella scena math ma a livello globale tuttavia bisogna ammettere che i lavori in cui ha avuto l'appannaggio del comando hanno dato vita a due prove ( american don e World class listening problem ) che, sebbene sia due lavori sopra la suffic...

DEPECHE MODE - Delta Machine (2013, Sony Music)

Delta Machine (tra l'altro Delta Machine ha le stesse iniziali del gruppo, ma credo di aver scoperto l'acqua calda) è, essenzialmente, un ritorno straordinario. Si registra un divario nettissimo rispetto alla precedente, per il sottoscritto deludente, prova di Sounds of the Universe e Martin L. Gore e soci riescono nell'impresa di riportare la band ai fasti dei lavori della golden era. Disco migliore del buonissimo Playing the angel ed, allo stesso tempo, superiore anche ad Exciter . Io dico che era dai tempi di Ultra che non si sentivano i Depeche in una forma tale da staccare nettamente tante matricole e riprendersi il posto che meritano nella scena musicale mondiale. Innanzitutto ci sono i singoli da classifica , c'è il ritorno al blues (Slow, Soothe my soul che effettivamente ricorda una Personal Jesus), c'è l'elettropop -trance a là faithless ( my little universe ). C'è la tripletta iniziale che mette in chiaro da subito la grande qualità di un disc...

Dieci ascolti sparsi del bimestre Maggio - Giugno 2020

JULIAN PLENTI - Julian Plenti Is.... Skycraper (2009, Matador) Dopo averlo sentito diverse volte, il disco è cresciuto con gli ascolti e per me si colloca subito dopo Antics e TOTBL a livello di qualità. Il disco che avrebbero dovuto proporre gli Interpol, ma che allo stesso tempo è molto più orientato verso l'alternative rock ed il folk, senza rinnegare le proprie radici post punk e new wave. Ci sono almeno quattro o cinque pezzi di grande rilievo (skyscapers, only if you can run, fun that we have, gamers for days e on the esplanade), da cui si certificato due cose. Gli Interpol sono Paul Banks e Paul Banks da solista può regalare alt-pop veramente oscuro, vellutato ed elegante. Consigliato agli appassionati. PORRIDGE RADIO - Every Bad   (2020, Secretly Canadian) Secondo disco per le/i/* Porridge Radio, giovane band che si colloca nella female-wave della scena alternative contemporanea. Non ho sentito la produzione precedente, ma stando alla bio su spotify era nato come com...

MEH: ANTI-FLAG - 20/20 Visions (2020, Spinefarm Records)

Gli Anti-Flag sono una realtà consolidata nell'universo Punk , essendo attivi dalla fine degli anni ottanta con un esordio in studio nel 1993. In questi anni si sono legittimati più su un piano politico che musicale, il che nel punk non è un demerito. 20/20 Vision è l'ultimo lavoro, in cui i temi di anticapitalismo, antifa, anarchia, giustizia sociale e ribellione vengono proposti analizzando l'intero spettro delle proposte musicali collegate al movimento punk. In punk musicalmente declinato in tutte le sue sfumature, da quelle classiche di fine settanta, fino all'hc americano, il post hc dei refused, il college punk e lo skate. Per i veri appassionati del genere potrebbe sempre un disco piacevole, mentre per gli ascoltatori dei grandi classici dopo un paio di ascolti rischia di esaurire tutta la sua forza ed i contenuti. Le tracce richiamano ora i Refused, ora i Millencolin, i Bad Religion, i Dropkick Murphys, i NoFx e via dicendo. E questo rappresenta un bene perché ...

FOCUS: Sleaford Mods

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Chi sono?  gli Sleaford Mods sono un duo proveniente da Nottingham, originariamente composto da Jason Williamson (voce) e Simon Parfrement (suoni), a cui si è aggiunto nel 2012 Andrew Fearn. Simon ha abbandonato il progetto e l'intero lavoro relativo alle basi ed ai campionamenti è interamente frutto del talento e del gusto di Andrew Fearns. Sono attivi dal 2007 ed hanno pubblicato undici album in studio ed una raccolta uscita quest'anno. Cosa suonano?  lo stile degli SM è al contempo difficile da definire con certezza sulla carta ma abbordabile e definibile attraverso ascolti sparsi dalla loro discografia. Si può dire che si tratti di un duo che ha un atteggiamento anarchico e punk verso i generi e gli stili, ma è una combinazione di basi elettroniche, atmosfere punk e post punk ed attitudine verbale rap. Il tutto suonato in maniera alquanto spasmodica ed aggressiva, ma con una sezione ritmica minimale ma allo stesso tempo accattivante e groovy. Le canzoni sono schegge impa...

PATTI SMITH GROUP - Wave (1979, Arista)

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Quarto lavoro per Patti Smith (anche se accreditato come Patti Smith group) e dedicato alla memoria di Giovanni Paolo I, ebbe un successo commerciale inferiore alle aspettative nonostante sia un disco maggiormente orientato verso il rock degli anni settanta in senso canonico. Inteso quest'ultimo come il rock con una concezione maggiormente orientata ai passaggi radiofonici ed alle grandi platee, come il rock di Springsteen, in parte diverso da quei momenti protopunk/garage e protoalternative rock che ad esempio si potrebbero sentire in un disco eccellente come Horses, l'esordio uscito appena quattro anni prima. Personalmente mi mancano Radio Ethiopia (1976) ed Easter (1978), perciò sarei curioso di ascoltarli. Tornando a Wave è un disco sicuramente sottotono e con passaggi poco entusiasmanti o coinvolgenti, ma che ha degli azzardi e dei tentativi che dovrebbero essere ascoltati almeno una volta nella vita. In un certo senso questa parte della carriera di Patti Smith potrebbe ...

BIBBIA DELL'HEAVY 'N LOUD: JULY- self titled (1968, Minor Label, Epic Records)

I britannici July infatti nacquero intorno al 1966 e, dopo una serie di cambi di nomi ( The Playboys, Thoughts, Tomcats ) e altrettanti cambi di registri sonori, nel 1968 pubblicarono il loro unico Lp, omonimo per due etichette diverse come era abitudine dell'epoca.  Due major per la precisione, ossia l'inglese Minor Label per la distribuzione europea e l'americana Epic Records . Il gruppo ha un sound caratteristico degli anni passando dal r'n'r garage e beat pop , tipici della British Invasion ,  mischiando il tutto con il blues e sonorità indiane che li fanno apparire come un misto tra i Beatles di Revolver e Sgt. Pepper, le musiche indiane di un gruppo come i  Kula Shaker e  Cornershops   (ve li ricordate? quelli di Brimful of Asha ) e la psichedelia della costa ovest statunitense ( grateful dead, Jefferson Airplane ). Nonostante i membri del gruppo fossero tecnicamente dotati e abbiano in seguito avuto parte in progetti e dischi celebri (il vocalist...

WILL BUTLER - Policy (2015, Merge Records)

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Will Butler ( qui con il look da villain di Non è un paese per vecchi )  come tanti altri fratelli in musica, ha vissuto involontariamente all'ombra del fratello Win . Involontariamente perchè l'apporto creativo di Will, all'interno degli Arcade Fire , è evidente e riconosciuto ma quello famoso è Win. Non Will. Win for life.   In ogni caso Will nel 2015 ha deciso di provarci ad affrancarsi dallo status di Butler minore  ed il risultato è questo Policy , un disco prettamente solista. Per due ordini di ragioni: è stato composto, suonato e registrato al 90% da Will nell'arco di una settimana durante il tour di  Reflektor . Peraltro l'ha registrato negli studi di Jimi Hendrix, il che è quasi un omaggio o tributo che si paga alla divinità. WB canta, suona la chitarra ed il basso oltre a scrivere quasi tutti i pezzi. Alla batteria, invece, si siede Jeremy Gara degli Arcade Fire. Policy è un disco piacevolissimo quanto derivativo, con una linea musicale che fonde a...

FAITH NO MORE - Sol Invictus (2015, reclamation!)

Mi sono avvicinato a Sol Invictus in maniera tiepida, attendendo il mood giusto per ascoltare il ritorno di uno dei migliori gruppi degli anni '90 (e che anche negli '80 hanno lasciato il segno, per i dischi rilasciati in quella decade), nonchè uno dei miei preferiti. Una volta conseguito lo status propedeutico, devo dire che già i primi approcci sono stati positivi. Rispetto ad altri ritorni in questi ultimi tempi (alcuni esempi: Black Sabbath, Alice In Chains, Pink Floyd), SI non mi ha lasciato interdetto o stancato da subito. Merito della sua eterogeneità nella proposta, uno dei suoi punti di forza ed uno dei punti di forza di tutta la carriera della band. Questa poliedricità è garantita dal talento e dalla voglia di spaziare di tutti i componenti, come si può apprezzare non solo nei vari dischi dei FNM, bensì anche nei singoli progetti solisti (Patton su tutti). In secondo luogo, il disco può considerarsi un'ipotetica antologia introduttiva della loro produzione ....

FOCUS: IDLES

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Gli  Idles  sono una band di " heavy post punk " originaria di  Bristol , importante centro del sud ovest dell'Inghilterra, attiva come nucleo originario dalla fine del decennio scorso per opera del cantante e leader Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire. Entrambi, amici di vecchia data e compagni di college ad Exeter, gestivano il club indie "The BatCave", in cui organizzavano concerti e Devonshire metteva i dischi come dj. Il nucleo originario si arricchisce degli altri membri, fino a diventare un quintetto così composto e senza cambi di line up negli anni. E la provenienza dal club indie, tra pinte e palco, in continuo contatto tra gli avventori e con l'attitudine da barista di pub della periferia, sono una componente del dna degli Idles. Tuttavia è solo nel 2012 che viene pubblicato l'ep  Welcome , composto di 4 brani e che si caratterizza per alcune caratteristiche principali. Si tratta innanzitutto di un post punk molto vicino al revival...

FOCUS: BLUES MAGOOS

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I  Blues Magoos  sono stati un gruppo collocabile nel filone della musica psichedelica americana di fine anni sessanta, con inclinazioni verso il garage. Questa è la proposta sonora e da qui non si scappa. Insieme ai  13th Floor Elevators  sono stati tra i primi ad utilizzare la nomenclatura “ psychdelic ” nel titolo di un album ed all’interno dei loro testi e brani (ma potrei essere smentito ma m'importa sega, poi quello degli ascensori dovreste conoscerlo altrimenti cosa ci fate qui?). Tuttavia, a differenza di nomi con blasone maggiore, i loro dischi sono utili per capire l’evoluzione del genere e quel passaggio dal blues rock e beat all’acid rock/garage ed alla psichedelia. Emersi dal Greenwhich Village newyorkese nel 1965, firmano L’esordio nel 1966.  Psychedelic Lollipop , resta il loro capolavoro ed un disco consigliato per una introduzione alla scena lisergica e di blues dilatato che si sarebbe sviluppato alla fine dei sixties grazie a gruppi come...