DEPECHE MODE - Delta Machine (2013, Sony Music)

Delta Machine (tra l'altro Delta Machine ha le stesse iniziali del gruppo, ma credo di aver scoperto l'acqua calda) è, essenzialmente, un ritorno straordinario. Si registra un divario nettissimo rispetto alla precedente, per il sottoscritto deludente, prova di Sounds of the Universe e Martin L. Gore e soci riescono nell'impresa di riportare la band ai fasti dei lavori della golden era. Disco migliore del buonissimo Playing the angel ed, allo stesso tempo, superiore anche ad Exciter. Io dico che era dai tempi di Ultra che non si sentivano i Depeche in una forma tale da staccare nettamente tante matricole e riprendersi il posto che meritano nella scena musicale mondiale. Innanzitutto ci sono i singoli da classifica , c'è il ritorno al blues (Slow, Soothe my soul che effettivamente ricorda una Personal Jesus), c'è l'elettropop-trance a là faithless (my little universe). C'è la tripletta iniziale che mette in chiaro da subito la grande qualità di un disco che, nonostante presenti qualche brano leggermente in funzione di riempitivo, ha almeno otto tracce di eccellente qualità. Altro elemento che vorrei sottolineare è la notevole prova vocale di Dave Gahan: rabbioso quando serve, maturo ed evocativo in più riprese e soprattutto galvanizzante ed energico come non lo si sentiva da anni. Una prova canora davvero invidiabile, provando e migliorando con dei registri che non sono proprio alcuni dei suoi cavalli di battaglia. Il Gahan di "angel" oppure di "soft touch/raw nerve" è un Gahan rinato, ringiovanito e assolutamente ineccepibile. Ulteriore marcia in più del disco è l'utilizzo massiccio dell'elettronica, ben oltre il synth pop di matrice anni '80 (vedi "broken", che richiama la loro "little sixteen"), con un imbastardimento della dark wave fino a toccare lidi che altre band a loro contemporanee - penso ai Suicide, agli Einsturzende oppure ad un altro gruppo "marziale" negli arrangiamenti come sono stati certi Sisters of Mercy - avevano già sperimentato con ottimi risultati, ed un brano come angel (che richiama tanto i Nine Inch Nails) è l'emblema di questa "inversione di rotta", così come in "secret to the end". Ed infine è netta l'atmosfera, rilassata, di amicizia e di grande coinvolgimento che si respira per l'intera durata del lavoro: è palese la collaborazione, lontana da antipatie e gelosie che in passato hanno rischiato di mettere fine alla avventura del combo inglese, tra tutti i componenti della band, in un album che garantisce ad ognuno visibilità e possibilità di ritagliarsi il proprio spazio. Ottima, in questo senso, è la scelta di abbondare con le doppie voci e con gli incroci di elettronica, keys e chitarra. Due ultimi particolari su cui soffermarsi: l'elemento spirituale e religioso è sempre stato una costante dei DM ed in questo lavoro si conferma un topic irrinunciabile, sia come atmosfere che come lyrics. La seconda chicca è che l'artwork del booklet è curato da Anton Corbjiin che, oltre ad essere un genio della comunicazione visiva, quando ha collaborato con la band ha sempre offerto un contributo di grande spessore e personalità. Tra pezzi evocativi e brani più frenetici, l'auto dell'anno per il 2013 è la delta machine.



Voto 8

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