FOCUS: IDLES



Gli Idles sono una band di "heavy post punk" originaria di Bristol, importante centro del sud ovest dell'Inghilterra, attiva come nucleo originario dalla fine del decennio scorso per opera del cantante e leader Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire. Entrambi, amici di vecchia data e compagni di college ad Exeter, gestivano il club indie "The BatCave", in cui organizzavano concerti e Devonshire metteva i dischi come dj. Il nucleo originario si arricchisce degli altri membri, fino a diventare un quintetto così composto e senza cambi di line up negli anni. E la provenienza dal club indie, tra pinte e palco, in continuo contatto tra gli avventori e con l'attitudine da barista di pub della periferia, sono una componente del dna degli Idles.
Tuttavia è solo nel 2012 che viene pubblicato l'ep Welcome, composto di 4 brani e che si caratterizza per alcune caratteristiche principali. Si tratta innanzitutto di un post punk molto vicino al revival e che si lega a gruppi come Joy Division (Germany) ed i primi U2, ibridato però con elementi di punk californiano e e punk dance (Meydey). Addirittura l'opener 26/27 potrebbe apparire una cover o una b-sides degli interpol per la somiglianza. Un altro elemento distintivo è la voce di Joe Talbot, meno ruvida ed urlata rispetto alla svolta di Brutalism, oltre alla scelta di impiegare maggiormente i cori in chiave post-punk e dance punk (vedasi Two Tone e Germany). Comunque si tratta di un ep molto piacevole e melodico, che gli amanti di queste sonorità apprezzeranno.
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Tre anni più tardi pubblicano un secondo ep, Meat, che aggiusta il tiro e preannuncia i cambiamenti che avverranno con Brutalism. Siamo sempre nell'ambito di un post punk (le chitarre di Queens sono figlie dei Joy Division) che si avvicina al calderone del revival ma ha diversi elementi che iniziano ad alimentare la rottura e preannunciano il sound degli idles (queens, the idles chant e romantic gesture). Stesso discorso per Welcome, l'ep è molto carino e merita di essere ascoltato.


Siamo nel 2017 e gli idles sono una realtà conosciuta a livello locale ma che, in un impeto di lungimiranza, abbandona la comfort zone degli esordi e due solidi ep e decide di puntare su un post punk, con tinte fortemente punk, ma rozzo, cupo e brutale. Chitarre punk sferzanti, batteria in stile motorik e strutture sonore post punk galvanizzante e furioso. Questo non significa che il loro sound sia tagliato con un fulmine e rifinito con un'accetta, perché le soluzioni ed i brani hanno una loro ricercatezza e varietà. Abbiamo la ricerca della melodia, ma senza rinunciare ad una attitudine sporca, nevrotica ed energica. Brutalism è la chiave di volta della carriera degli idles, che iniziano a riscuotere un successo inaspettato in UK così come fuori dai confini britannici. Godono della stima di tanti colleghi e musicisti, da Matt Berninger dei The National (con cui avrebbero dovuto suonare quest'anno), a Warren Ellis dei Bad Seeds (guest nel prossimo disco) agli Sleaford & Mods. Tra l'altro Jason Williamson, voce degli SM, ha lanciato pesanti accuse agli Idles, accusandoli di "appropriating a working class voice". Ed è questo un tema fondamentale, forse ancora maggiore della proposta musical tout court, quando si parla degli idles. Gli idles, nel modesto parere dello scrivente, sono un gruppo che ha riportato la critica sociale - se vogliamo molto più punk che post punk, se intendiamo il punk come movimento degli esordi di contestazione e rottura - al centro del proprio progetto ed ha contribuito a rappresentare una voce importante nel dibattito moderno. L'intelligenza, se vogliamo, è stata anche la scelta dei temi da affrontare all'arma bianca tramite le loro canzoni, i loro concerti e l'estetica di cui si permea il progetto idles. Le tematiche affrontate, come anticipate da Superunknown, si ricollegano a diversi temi di attualità, dalla Brexit, al machismo, la depressione, l'alcolismo, l
a mascolinità tossica, il rapporto con la madre, il gender gap salariale, l'omofobia, la violenza domestica, l'analfabetsimo funzionalesono alcuni dei topoi ricorrenti nella grammatica del gruppo inglese.




Una delle canzoni migliori, a mio modesto parere, resta Mother





My mother works 15 hours 5 days a week
My mother works 16 hours 6 days a week
My mother works 17 hours 7 days a week
The best way to scare a torie is to read and get rich

The best way to scare a torie is to read and get rich
The best way to scare a torie is to read and get rich
I know nothing, I'm just sitting here looking at pretty colours
I know nothing, I'm just sitting here looking at pretty colours
I know nothing, I'm just sitting here looking at pretty colours

Mother fucker

Sexual violence doesn't start and end with rape
It starts in our books and behind our school gates
Men are scared women will laugh in their face
Whereas women are scared it's their lives men will take



Il successivo Joy as an act of Resistance per me resta il loro capolavoro, affinando ancora di più lo stile e rendendolo sempre più personale, al punto tale che oggi si potrebbe parlare di un marchio idlesiano. Il disco, a mio modesto parere, gode di una compattezza, freschezza ed ha rappresentato la progressione in senso qualitativa di un gruppo che, partito da un post punk revival, è riuscito a diventare punto di riferimento di una rinnovata scena e gode di attestati di stima di tanti colleghi. Molti brani, come accennato da Vitto, sono autobiografici e riguardano le vicende dei componenti degli Idles, in particolare Joe Talbot. La donna in copertina di Brutalism è la madre, venuta a mancare nel 2017 durante la lavorazione di Brutalism.


Da questi si possono citare Colossus e la sua "I’m like Stone Cold Steve Austin / I put homophobes in coffins"



La meravigliosa Samaritans




The mask of masculinity
is a mask a mask that's wearing me

Grow some balls he said
Grow some balls

I'm a real boy
Boy and I cry
I love myself
And I want to try

This is why you never see your father cry




O la struggente, June, un pugno nello stomaco riguardo alla fragilità di un padre che perde la neonata figlia. Questo brano è uno dei più evocativi degli Idles ed un macigno assoluto, degno dei Joy Division più cupi. Il modo in cui Talbot ripete, in maniera ossessiva, "Baby’s shoes / For sale/ Never worn" è una citazione di una six-word.story, talvolta attribuita ad Hemingway, che racconta tutto il dolore e la lucida amarezza di un genitore.




Dreams can be so cruel sometimes
I swear I kissed your crying eyes

A still born but still born
I am a father

I'll mend

Baby’s shoes
For sale
Never worn

Pretend
I’ll mend
Amen


A tal proposito, Talbot, in una bella intervista del dicembre 2018 al RS, dichiara:

CITAZIONE
Parlando con Talbot, non si può fare a meno di affrontare le dolorose esperienze personali dietro molte canzoni. Mother affrontava la lunga malattia e la morte della madre, nel 2017. June, una delle più struggenti del secondo album, parla della perdita della figlia Agatha, morta durante il parto: “A stillborn but still born / I am a father”; e più avanti, evocando il celebre e terribile racconto in sei parole attribuito a Hemingway: “Baby shoes for sale: never worn”: «Quello che ho passato riguarda soltanto me e la mia compagna. Ma essere aperti riguardo al dolore è un veicolo per incoraggiare gli altri a fare lo stesso. Spesso chi soffre prova vergogna, isolamento. Ho cercato di aprire una conversazione a proposito del dolore».

Per me gli Idles sono uno dei gruppi più interessanti in circolazione, in continua crescita, che uniscono ottime melodie con uno stile di grande personalità ed una scelta di campo e di impegno sociale nei loro testi. Questi ultimi, peraltro, sono conditi da una ironia sottile, che spesso sfocia nel black humour.

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