DON CABALLERO - Punkgasm (2008, Relapse Records)

Recensire un disco dei Don Caballero, personalmente, non l'ho mai considerato impresa da poco perché il tasso di complessità nel suono è sicuramente alto.  Spesso il loro "math rock" è più una algebrica elaborazione di incastri sonori, il tutto orchestrato dalle due menti dietro il marchio DC. Ian Williams e soprattutto Damon Chè Fitzgerald, con il problema che ora (diciamo da più di cinque anni) che Ian ha lasciato orfani i suoi dedicandosi ai Battles (che l'anno scorso spopolarono su 3 quarti delle riviste), tutta la famiglia se l'è caricata sul groppone il buon Damon trasformando la band in un Damon caballero o Don Damon, a seconda dei gusti. Rimane probabilmente uno dei migliori batteristi in circolazione, non solo nella scena math ma a livello globale tuttavia bisogna ammettere che i lavori in cui ha avuto l'appannaggio del comando hanno dato vita a due prove (american don e World class listening problem) che, sebbene sia due lavori sopra la sufficienza, sono sicuramente di qualità inferiore rispetto a quei capolavori assoluti degli anni '90, che rispondono al nome di "For Respect", "II" e soprattutto la pietra miliare "What Burns never returns". Il vero problema è che, pur essendo suonato in maniera eccellente dal punto di vista tecnico, talvolta questo Punkgasm ha dei cali in cui si notano dei ricicli che spesso cedono il passo a dei meri esercizi di stile, bellissimi, eccellenti e molto godibili, ma pur sempre degli esercizi di stile (Shit kids galore, Slaughbaugh's Ought Not Own Dog Data per esempio) . Damon non ha bisogno di dimostrare la sua poliedricità e capacità di spaziare, in cui ha ben pochi concorrenti per un ipotetico primato, tuttavia questa è l'impressione che ha volte si ha, un qualcosa di già sentito che non appare più quella novità sconvolgente, in cui ogni singola nota e strumento dava vita ad una combinazione devastante e galvanizzante. Ma sarebbe assolutamente criminale non sottolineare come vi siano delle novità importanti: innanzitutto le tracce vocali, sia campionate che vere e proprie (Punkgasm, Dirty looks, celestial dusty groove) risultano una piacevolissima esperienza. In secondo luogo risalta l'utilizzo di due brani tipicamente punk (Punkgasm e Dirty Looks), degli ottimi riff di grandissima scuola per potenza e aggressività ( Loudest Shop Vac In The World, Lord Krepelka, bulk eye), ma anche brani più rilassati e liquidi. Insomma, un disco che non è al livello delle vecchie glorie e suona un pò come un "studia ma non si applica" (ma nessuno ci sperava), così come non è assolutamente così deprecabile come si è letto da qualche parte, esortando a gran voce la fine delal carriera di una band che starebbe solo rimandando il canto del cigno. Finchè io continuo a sentire nei loro dischi quella perla ,compresa tra il terzo ed il quinto minuto dell'open track, allora personalmente possono suonare ancora per dieci-quindici anni buoni.

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