FOCUS: BLUES MAGOOS

Blues Magoos sono stati un gruppo collocabile nel filone della musica psichedelica americana di fine anni sessanta, con inclinazioni verso il garage. Questa è la proposta sonora e da qui non si scappa. Insieme ai 13th Floor Elevators sono stati tra i primi ad utilizzare la nomenclatura “psychdelic” nel titolo di un album ed all’interno dei loro testi e brani (ma potrei essere smentito ma m'importa sega, poi quello degli ascensori dovreste conoscerlo altrimenti cosa ci fate qui?). Tuttavia, a differenza di nomi con blasone maggiore, i loro dischi sono utili per capire l’evoluzione del genere e quel passaggio dal blues rock e beat all’acid rock/garage ed alla psichedelia.

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Emersi dal Greenwhich Village newyorkese nel 1965, firmano L’esordio nel 1966. Psychedelic Lollipop, resta il loro capolavoro ed un disco consigliato per una introduzione alla scena lisergica e di blues dilatato che si sarebbe sviluppato alla fine dei sixties grazie a gruppi come Beatles, 14th Floor Elevators, Grateful dead, Love, Electric Prunes, per citarne alcuni. Ed in questo novero hanno diritto di essere citati anche i BM, per il loro incroci tra chitarra, basso ed hammond e per i riverberi e gli effetti impiegati nel loro blues acidissimo (come in brani come Love Seems Doomed o Tobacco Road). Ed è proprio l’uso dell’organo e delle tastiere uno dei punti di forza del progetto Blues Magoos. Tra l’altro uno dei loro brani più celebri, Ain’t got nothing yet, è stato oggetto di una aspra diatriba riguardo ad un eventuale plagio da parte dei Deep Purple per la loro Black Night.
Ma il disco si snoda su coordinate che richiamano anche il beat rock, il rock n roll classico di artisti coevi come Animals ed Elvis (vedasi Queen of my night) e soprattutto il garage rock.

Un paio di estratti






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Il secondo lavoro, Electric Comic Book (1967), invece è un lavoro in cui si intensifica la componente psichedelica (ad esempio Gloria, probabilmente il brano migliore, una lunga suite di heavy psych che ricorda i The Doors), sebbene vi sia presente un maggior numero di brani con composizioni immediate e veloci, più abrasive e garage vicina ai The Sonics con l’hammond che continua ad essere protagonista di brani con dissonanze in chiave blues. Tuttavia la qualità è inferiore all'esordio, sebbene si tratti di un disco meritevole di un ascolto per gli appassionati delle sonorità a cavallo tra i sessanta ed i settanta.


Dopo questo lavoro il gruppo iniziò ad attraversare un periodo di forte calo, cercando di cambiare monicker, ma con risultati insoddisfacenti e che decretarono il graduale abbandono e scioglimento.
In sostanza un gruppo che non ha lasciato di per sè pietre miliari, ma un disco più che valido ed importante per un focus su precise coordinate temporali e musicali ed onestamente anche molto ma molto divertente per i suoi ritmi ossessivi e archetipici nella coordinazione tra chitarre ed hammond.

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