WILL BUTLER - Policy (2015, Merge Records)


Will Butler (qui con il look da villain di Non è un paese per vecchi) come tanti altri fratelli in musica, ha vissuto involontariamente all'ombra del fratello Win. Involontariamente perchè l'apporto creativo di Will, all'interno degli Arcade Fire, è evidente e riconosciuto ma quello famoso è Win. Non Will. Win for life. 
In ogni caso Will nel 2015 ha deciso di provarci ad affrancarsi dallo status di Butler minore  ed il risultato è questo Policy, un disco prettamente solista. Per due ordini di ragioni: è stato composto, suonato e registrato al 90% da Will nell'arco di una settimana durante il tour di Reflektor. Peraltro l'ha registrato negli studi di Jimi Hendrix, il che è quasi un omaggio o tributo che si paga alla divinità. WB canta, suona la chitarra ed il basso oltre a scrivere quasi tutti i pezzi. Alla batteria, invece, si siede Jeremy Gara degli Arcade Fire.
Policy è un disco piacevolissimo quanto derivativo, con una linea musicale che fonde alcuni elementi degli Arcade Fire (in un paio di brani sembra la copia del fratello), con le versioni blues e punk sghembe di Bob Dylan e Creedence. Witness, ad esempio, è un il rock n'roll di Lou Reed che gioca con i Violent Femmes e gli Arcade Fire. Sull'intero lavoro aleggia lo spettro del migliore Glam (Bowie e Marc Bolan, ma anche l'art rock degli Arcade Fire e dei Roxy Music), con un continuo perculaggio dance-rock n'roll che sfocia in alcuni singoli molto divertenti e piacevoli (Anna, What I want, Witness, take my side), con altri brani più sommessi e cupi. Tirando le somme, nulla di nuovo sotto il sole, ma comunque un buon lavoro godibile e frizzante.

Un assaggio?

Anna, nella versione che richiama il synth pop di Kraftwerk e Devo, in chiave blues ed art rock, con Emma Stone protagonista.

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