TRICKY - FALSE IDOLS (2013, False Idols)
Idoli FalZi mi ha lasciato abbastanza freddo. Un disco che ottiene la sufficienza, ma che non ha grandissimi pezzi o che appaia nuovo e fresco. Il ragazzo è talentuoso ed è in giro da tanti anni, sia nei MA sia come solista. Ha regalato grandi lavori come Maxinquaye (1995, Island Records), NearlyGod (1996, Island Records) Angels with Dirty Faces (1998, Island Records) e Blowback (2001, Hollywood Recordings) , oltre ad essere un grande animale da palco (sempre che non si sfascia di cannabis e coca, come successe a Cagliari quando li vidi nel 2008). Tuttavia non sono l'unico a notare che negli ultimi 15 anni la sua vena creativa si sia prosciugata, pubblicando dischi zeppi di riempitivi e di brani di scarso impatto. False Idol presenta, fortunatamente, alcuni brani veramente belli ed in questo bisogna sottolineare l'ottima prova di Francesca Belmonte. La cantante londinese di origini italiane, è IL punto di forza di un disco grazie alla sintonia con il musicista britannico. E' anche vero che, gira che ti rigira, Tricky ha sempre scelto ottime colleghe di viaggio sia nei singoli episodi, sia all'interno dei dischi o nelle eventuali (ed alcune straordinarie) collaborazioni. In sostanza è il classico lavoro che miscela trip-hop, elettronica e vaghi riferimenti neosoul, tuttavia senza far gridare al miracolo. Per carità, vi sarebbero anche episodi degni di nota, soprattutto il blocco centrale (da "Parenthesis" a "tribal drums"), ma è veramente poco se si considera che si tratti di un disco dal minutaggio nella media, ma dall'elevato numero di tracce. A dir la verità il disco andrebbe sentito soltanto per brani come "Is that your life" (che è l'episodio migliore della tracklist, nonché uno dei singoli più fighi dell'anno 2013), "parenthesis", "nothing changed", "tribal drums" ed, infine, "hey Love". Signori miei, urge una precisazione: questi sono i brani interessanti, a parere di chi scrive e che reputa di avere un orecchio "educato" alla buon musica ma che ammette anche di non essere infallibile. Brani validi, anche se di alcuni può essere gradevole il beat "hey love"/"tribal drums", mentre in altri la forma - canzone si presta all'ascolto. Il resto è il solito Tricky, a metà strada tra il trip hop più melodico e le tonalità più cupe, che strizzano l'occhio alla sua produzione ed ai campionamenti di Dj Shadows. E' carina, e con questo concludo, l'opener figlia di Patti Smith e la sua intramontabile "Gloria". Però è troppo poco per parlare legittimamente di un grande lavoro, che resterà negli annali del genere. Evitata la bocciatura, studia ma non si applica.
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