Anderson .Paak - Ventura (2019, Aftermath)
Ventura è un disco di cui sono perfettamente conscio dei limiti, evidenti se vogliamo, e della sua collocazione in una eventuale graduatoria nella discografia di A.P o, più in generale, nel macrocosmo della black music più recente. Tuttavia le melodie e le canzoni sono accattivanti, equilibrate e molto godibili, nonostante in più punti A. si sia rifugiato in stili e passaggi che strizzano l'occhio al vintage più ruffiano ed accessibile, al punto tale da rendere praticamente impossibile risultare di scarsa qualità. Anderson .Paak è un polistrumentista e musicista dal grande gusto e talento, dimostrato negli anni e nei suoi precedenti lavori ma che, come dimostrato anche in questo caso, talvolta sprechi la possibilità di osare e sia meno coraggioso, in favore di un disco a tratti manierista e classico, sebbene suonato in maniera incantevole. In Ventura sono presenti tutti i colori dello spettro della musica afro, declinati con un gusto più moderno che sposa la tradizione dei sessanta e settanta con tonalità più evolute e recenti Qualcuno dirà che così ha cercato di guadagnarsi la pagnotta e di volgere lo sguardo, aprendo ad un pubblico maggiore come densità e meno “preparato”. E che questa scelta di offrire sonorità canoniche e consolidate, ma dal risultato prevedibilmente vantaggioso su un piano di passaggi in playlist e radio, sia uno dei difetti di Anderson. Per il sottoscritto resta un album che coniuga coinvolgente tradizione black ed inclinazione verso la facilità ed il piacere nell'ascolto, senza annoiare nonostante sia nel complesso qualcosa che fa parte della nostra consuetudine di ascolti musicali.Lancio una provocazione: Anderson, in certi momenti, sembra un Kendrick Lamar che ha preso lezioni di canto.
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