BILLY JOEL - The Stranger (1977, Sony)
Una volta esisteva la figura del piano-man, di quell'artista elegante, eclettico, amante della buona musica e che si divertiva a dipingere, esercitando la pressione delle dita su tasti d'ebano, universi incantati e mondi popolati da sentimenti e atmosfere magiche. Ora, se esistono, sono rinchiusi dentro locali frequentati da 50enni e da loro coetanei, perché i grandi pianisti, quelli che spopolavano in termini di vendite e di soldout nei grandi music-halls, sono rimasti ben pochi. Tra questi emerge un piccolo genio newyorkese, Blly Joel, autore di pezzi che invasero la classifica e che anche oggi capita di sentire alla radio o in televisione: pubblicità, cover, teatro, cinema. Eppure oggi, a livello di platea, proprio Joel è the stranger, lo straniero, per le nuovissime generazioni. Ed è sicuramente un peccato, visto che qua si parla di un musicista che ha innovato il piano rock e il pop, alla pari di Bucharach, Elton John o Mike Oldfield. Ognuno nei rispettivi campi, anche se Oldfield ha spaziato molto di più. Voce immensa, emotiva, squillante e che ha influenzato tantissimi, con la sua incantevole capacità di miscelare uno stile da piano bar nei night club, figlio dello swing, con quello blues e soul. Basterebbe sentire le note raggiunte, con personalità e passione, nei brani che compongono questo autentico gioiello degli anni '70. Composizioni floreali in musica, vere e proprie dichiarazioni d'amore per la vita, l'amore, le donne, temi protagonisti non solo del disco ma dell'intera scuola del pop d'autore e di quel vellutato mondo di comporre e di far sognare generazioni, sulle note di brani come "Just the way you are" e "She's always a woman to me". Brani in cui il piano porta avanti una tradizione di immensa poliedricità, a partire da Gershwin, Bucharach, Duke Ellington, e tanti altri. Arrangiamenti sublimi, che spaziano tra il jazz e la musica d'autore, corredati da citazioni e piccoli frammenti sospesi tra il sogno e la realtà. Brani come "Only the good die young" o "Movin' out (Anthony' song)" si caratterizzano per una frenesia tipica del rock n'roll e dell'opera-song, che saranno poi maggiormente rappresentati in classifica nel decennio successivo. Le Melodie che si incrociano ora strizzano l'occhio alla bossa nova ("get it right the first time"), ora più intimisti e vicini alla sacralità del gospel ("Everybody has a dream"), oltre a celare molte altre sorprese, come le citazioni morriconiane proprio in chiusura del brano. Eleganza, raffinatezza, bellezza, delicatezza. Un Must assoluto, un disco da avere per capire il pop.

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