LCD SOUNDSYSTEM - American Dream (2017, DFA/Columbia)





RAGAZZI SONO VERAMENTE EUFORICO
James Murphy è un genio ed amo profondamente gli LS, che ascolto da anni con immenso piacere, come si poteva intuire anche dal titolo del blog. Ma onestamente non mi aspettavo un ritorno in parte capace di superare tutte le sue prove precedenti, condensando il meglio di ogni singolo disco e portandolo ad un livello di maturità inaspettato e così ben strutturato. Sono assolutamente soddisfatto del ritorno degli LCD. Hanno pienamente rispettato le aspettative di noi estimatori, ma sono riusciti ad alzare l'asticella della qualità senza snaturarsi. Il loro disco più maturo, tremendamente devoto al culto di David Byrne e del synth pop, ma combinando e sviluppando elementi che erano già presenti nella loro discografia. Suona come un disco degli anni ottanta newyorkesi, ma senza rilasciare quel sentore ammuffito di bieco revival spicciolo o manierismo da quattro soldi. Un disco assolutamente maturo, che riesce a focalizzare la carriera di Murphy e la porta sui binari giusti. Nonostante la durata, con una media brani che di solito riservava a dei pezzoni in crescendo (come erano stati New York I love you but you bring me down, All my friends, Dance yourself clean), riesce nell'impresa di mantenere costante quel doppio binario, tra armonie più cupe e riflessive e brani melodici e con l'appeal per il groove ed il gusto bohemien che li aveva contraddistinti. Tracce come Other voices o Change yr mind sembrano b-sides di Stop Making Sense dei Talking Heads, ma senza risultare una copia sbiadita dei TH. Sono gli stessi LCD, che rimettono in gioco la propria carriera, sfornando un lavoro che magari non avrà le hits da playlist alternative rock (le varie tribulations, daft punk are playing at my house, drunk girls, on repeat per intenderci), ma comunque offre tanta sostanza e qualità nella sua interezza. Ma c'è anche lo spettro di Bowie che aleggia per la produzione, lo stesso Bowie con cui aveva collaborato in Blackstar. C'è il post-punk mellifluo e dark, tra i The Sounds ed i Depeche Mode, come in "I used to", e la new wave galvanizzata degli U2 in "Call the police" e nella conclusiva "Black screen".

Commenti

Post popolari in questo blog

Brevi considerazioni sul rock demenziale. In difesa degli Skiantos

BECK - Mutations (1998, Geffen)

VINICIO CAPOSSELA - Rebetiko gymnastas (2012, La Cupa/Warner Music)