KAREN O. + DANGER MOUSE - Lux Prima (2019, BMG)

Lux Prima è il secondo disco solista, a distanza di cinque anni dall'esordio (Crush Songs, 2014, Cult Records) della front(wo)man [*] degli Yeah Yeah Yeahs, Karen O. Ma è comunque un esordio per la collaborazione tra la mora ed il grandissimo, almeno per chi scrive, Danger Mouse. DM non è avaro di collaborazioni e spesso si dimostra una scelta azzeccatissima nella produzione e negli arrangiamenti. Basterebbe pensare alla sua mano magistrale dietro il lavoro dello scorso anno dei Parquet Courts (e chi non l'ha sentito se lo recuperi e si legga le mie brevi impressioni qui). Ritengo che a Karen servisse un nuovo slancio dopo le ultime prove opache con il suo gruppo principale:in questo lavoro c'è comunque una forte componente degli Yeah Yeah Yeah's più rock e sensuali, a discapito di derive punk-garage ed alternative che vengono accantonate e che avevano caratterizzato la cifra stilistica di albums quali Fever to Tell e Show Your Bones.
Troviamo le atmosfere alla Morricone di C'era una volta il West e la Nouvelle Vague, troviamo passaggi prog-psych degni dei Pink Floyd degli anni '80. C'è una componente che richiama Anna Calvi, Pj Harvey, Cat Power, le versioni jazz dell'ultima Joan as a Police Woman, una certa vitalità decadente e sensuale tra trip hop e lounge, in una sorta di valzer tra Nico, Lana del Rey e la chansòn francese di Francoise Hardy.
Resta un disco accessibilissimo, che personalmente è un tributo ed allo stesso tempo un campo di prova per Karen O. per dimostrare di essere una cantante duttile ed istrionica. Riesce ad adattarsi e mostra di avere un grande gusto per le soluzioni adottate ed un forte desiderio di fare qualcosa di "nuovo" per lei, ma che al contempo suoni old fashioned ed antologico. Forse è proprio questo il rovescio della medaglia di questo disco e che potrebbe condizionarne le impressioni finali. Come dicevo il disco è immediato, divertente e presenta tanti brani che richiamano varie correnti musicali e stili, come se fossero un medley in una serata di beneficienza volta ad accontentare il pubblico più vasto possibile. Serata di gala, in smoking, si intende. Ma questa trasversalità e proposta facilmente fruibile (un pezzo blues, un pezzo art-rock americano, un pezzo jazz, un pezzo trip hop, un pezzo da chanson decadente degli anni sessanta, etc..) pur essendo godibilissime, potrebbe risultare per qualcuno al limite del manierismo o della scarsa creatività.


[che fa tanto Boldrini e le declinazioni delle professioni e dei titoli al femminile, che spesso sono imbarazzanti quanto l'uso degli asterischi per non offendere i generi]

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