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Visualizzazione dei post da marzo, 2020

BILLY JOEL - The Stranger (1977, Sony)

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Una volta esisteva la figura del piano-man, di quell'artista elegante, eclettico, amante della buona musica e che si divertiva a dipingere, esercitando la pressione delle dita su tasti d'ebano, universi incantati e mondi popolati da sentimenti e atmosfere magiche. Ora, se esistono, sono rinchiusi dentro locali frequentati da 50enni e da loro coetanei, perché i grandi pianisti, quelli che spopolavano in termini di vendite e di soldou t nei grandi music-halls, sono rimasti ben pochi. Tra questi emerge un piccolo genio newyorkese, Blly Joel, autore di pezzi che invasero la classifica e che anche oggi capita di sentire alla radio o in televisione: pubblicità, cover, teatro, cinema. Eppure oggi, a livello di platea, proprio Joel è the stranger, lo straniero, per le nuovissime generazioni. Ed è sicuramente un peccato, visto che qua si parla di un musicista che ha innovato il piano rock e il pop, alla pari di Bucharach , Elton John o Mike Oldfield . Ognuno nei rispettivi campi, an...

ANTONY AND THE JOHNSONS - The Crying Light (2009, Secretly Canadian)

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Sarebbe ridondante iniziare a riportare tutte le citazioni, di critica e "colleghi", riguardo al progetto Antony And The Johnsons ed il suo leader, Antony Hegarty. Le attestazioni di stima si susseguono con sempre maggiore frequenza, a partire dalla sua comparsa nel mondo della musica agli inizi del XXI secolo. Pupillo di Lou Reed e David Tibet ( Current93 ), il ragazzone inglese classe '71 ormai è acclamato come portavoce ed icona della comunità gay, titolo di cui si presume vada fiero e ne sia soddisfatto. Ma ciò non dev'essere necessariamente sinonimo e sintomo di eccessi iconografici ed "estreme manifestazioni" che potrebbero sfociare nell'irriverenza, seppure esteticamente nobile e dignitosa, del burlesque e della parodia del gay a la Rocky Horror Picture Show. Lo stesso Boy George, a cui Antony ha dedicato una canzone in cui lo appella come sorella maggiore, ha sottolineato la grandezza di questo astro nascente del pop sofisticato ed elegant...

TRICKY - FALSE IDOLS (2013, False Idols)

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Idoli FalZi mi ha lasciato abbastanza freddo. Un disco che ottiene la sufficienza, ma che non ha grandissimi pezzi o che appaia nuovo e fresco. Il ragazzo è talentuoso ed è in giro da tanti anni, sia nei MA sia come solista. Ha regalato grandi lavori come Maxinquaye (1995, Island Records), NearlyGod (1996, Island Records)  Angels with Dirty Faces   (1998, Island Records)   e Blowback (2001, Hollywood Recordings)  , oltre ad essere un grande animale da palco (sempre che non si sfascia di cannabis e coca, come successe a Cagliari quando li vidi nel 2008). Tuttavia non sono l'unico a notare che negli ultimi 15 anni la sua vena creativa si sia prosciugata, pubblicando dischi zeppi di riempitivi e di brani di scarso impatto. False Idol presenta, fortunatamente, alcuni brani veramente belli ed in questo bisogna sottolineare l'ottima prova di Francesca Belmonte . La cantante londinese di origini italiane, è IL punto di forza di un disco grazie alla sintonia con il mus...

BATTESIMI: TANUKICHAN - Sundays (2018, Company Records)

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L'esordio di Tanukichan , scritto e prodotto insieme a Chaz Bear (aka  Toro Y Moi ), è un full lenght che si snoda lungo due direttrici sonore importanti quali il  dream pop  e lo  shoegaze . Queste due sono nettamente le  componenti principali del disco, ma che si arricchisce di un catalogo di proposte tra l' alternative rock , il pop e l'elettronica . Un esordio che ripropone il dream pop ovattato e riverberato in chiave shoegaze, ma in maniera attuale e senza cadere nell'eccessivo revival dei grossi nomi degli anni ottanta e novanta. Il progetto di Hannah Van Loon , polistrumentista e cantante originaria della Bay Area, è un interessante spaccato dell'amore, tra note melliflue ed effetti che accentuano il senso di quiete e di calma piacevole che si diffonde costantemente per tutto il disco. Un esordio di 30 minuti, che permette di entrare in confidenza con lo stile di Tanukichan e rappresenta un buon biglietto da visita per questa ragazza. Bandcamp

BOCCIATURE: THE STROKES - Comedown Machine (2013, RCA Records)

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E’ un disco che necessita di almeno quattro-cinque ascolti per rimanere impresso, perché scivola via senza lasciare ricordi vividi nella mente dell’ascoltatore. Lo stile è quello già sviluppato nel precedente Angles (2011, un gradino superiore a CM), ma Casablancas  che impiega in maniera notevole l'uso del farsetto nelle scelte canore. Un disco che non è né buono, né malvagio ma che strizza l’occhio a quell’ondata di revival post-punk/dance/indie che aveva invaso le scene nella seconda metà del decennio che aveva aperto il millennio. Ad esempio un brano come “ Welcome to Japan ” a me ricorda, in alcuni frangenti, i Franz Ferdinand che virano sul synth pop. Non a caso le tracce più interessanti, a mio parere, sono quelle che replicano un ritorno verso le sonorità garage-lo fi dei primi dischi, con voce sporca e raschiata, attitudine proto-punk e ritmo più incalzante come nel brano “ 50/50 ”. Ovviamente io ritengo il loro apice  l'accoppiata Is this It (2001) e Room on Fir...

KAREN O. + DANGER MOUSE - Lux Prima (2019, BMG)

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Lux Prima è il secondo disco solista, a distanza di cinque anni dall'esordio ( Crush Songs , 2014, Cult Records) della front(wo)man [ * ] degli Yeah Yeah Yeahs , Karen O. Ma è comunque un esordio per la collaborazione tra la mora ed il grandissimo, almeno per chi scrive, Danger Mouse . DM non è avaro di collaborazioni e spesso si dimostra una scelta azzeccatissima nella produzione e negli arrangiamenti. Basterebbe pensare alla sua mano magistrale dietro il lavoro dello scorso anno dei Parquet Courts (e chi non l'ha sentito se lo recuperi e si legga le mie brevi impressioni qui). Ritengo che a Karen servisse un nuovo slancio dopo le ultime prove opache con il suo gruppo principale:in questo lavoro c'è comunque una forte componente degli Yeah Yeah Yeah's più rock e sensuali, a discapito di derive punk-garage ed alternative che vengono accantonate e che avevano caratterizzato la cifra stilistica di albums quali Fever to Tell e Show Your Bones. Troviamo le atmosfer...

BOCCIATURE: FRANZ FERDINAND - Right Thoughts, Right words, Right Actions (2013, Domino Recordings)

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L'ultimo lavoro del gruppo scozzese è un disco da bassa classifica, con troppi difetti e pochissimi pregi. Ma veniamo con ordine. Ho sempre apprezzato i FF, conosco i loro lavori ed i primi due li ho letteralmente destrutturati a furia di ascolti. Provo simpatia per il loro revival rock mainstream , revivalistico e scanzonato ma, soprattutto, catchy e divertente. Probabilmente queste impressioni non sono condivise dalla gran parte degli ascoltatori e non trovo neanche sbagliato chi l'atteggiamento di chi non sia interessato alla band. Alla fine si tratta di dischi che non hanno nulla di seminale, sono briosi ma comunque non è un prodotto per fini dicitori. Ci sono decine di gruppi migliori, vedi gli Arctic Monkeys , gli Interpol , gli stessi Alt-J per fare nomi di bands che godevano di un hype-interesse simile nella prima metà del decennio appena conclusosi. Tuttavia i FF avevano sempre riscosso il mio favore per la semplicità della loro proposta e la loro ruffianeria simpa...

RETROGRAFIE: TOM WAITS - Closing Time (1973, Asylum Records)

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L’esordio di Tom Waits , californiano classe ’49, è il primo approccio del cantautore al mondo della musica. Sicuramente un disco acerbo, una prima prova che non ebbe la stessa fortuna di dischi di altre bands ed altri artisti. Tuttavia si intravede un potenziale assolutamente disarmante, mostrando in 45 minuti i germi del Waits pensiero. Se, infatti, il disco non mostra quella che sarà la vena sperimentale che caratterizzerà l’opera di Waits a partire dalla fine degli anni settanta, è altrettanto vero che sono soprattutto le parole e le atmosfere che hanno trasformato l’artista di origini britanniche in un vero e proprio “ oggetto ” di culto. Personaggio di riferimento per tanti, musicisti o meno, Waits è l’anello di congiunzione tra i personaggi di romanzi della beat generation, di Bukowski e Cèline ed i disadattati di De Maupassant e Faulkner . Waits é, senza ombra di dubbio, uno dei più attenti cronisti del quotidiano ed osservatori dei sobborghi americani. Ma non solo. Il suo ...

SPARTIACQUE: JESUS AND MARY CHAIN - Psychocandy (1985, Blanco Y Negro) [track by track]

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Il termine “ pietra miliare ” indica solitamente, quel lavoro in ambito artistico-musicale, capace di mutare ed innovare la scena dell’epoca, la cui influenza ed importanza si riscontrano non solo negli anni successivi, ma anche a decenni di distanza. Se Velvet Underground & Nico (1967) è stato capace di lanciare l’astro di Lou Reed e di influenzare tout court il modo di fare musica (sperimentale, alternativa e underground), allo stesso modo i suoni proposti dai fratelli Reid sono “corresponsabili” dell’ondata shoegaze e noise (pop o rock). Questa si è abbattuta inesorabile a partire dalla fine degli anni ’80, l’ha fatta da padrona nei ’90 ed è tuttora una delle più arzille e creative, tra nomi storici e di grandissimo calibro come Sonic Youth, My Bloody Valentine, o Slowdive. Lo shoegaze (traducibile liberamente in “ guardascarpe ”) è uno stile di rock che fa della distorsione e del feedback, con tutti gli effetti simili e derivati, la sua religione. Ispiratori di questo ...

Anderson .Paak - Ventura (2019, Aftermath)

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Ventura è un disco  di cui sono perfettamente conscio dei limiti, evidenti se vogliamo, e della sua collocazione in una eventuale graduatoria nella discografia di A.P o, più in generale, nel macrocosmo della black music più recente. Tuttavia le melodie e le canzoni sono accattivanti, equilibrate e molto godibili, nonostante in più punti A. si sia rifugiato in stili e passaggi che strizzano l'occhio al vintage più ruffiano ed accessibile, al punto tale da rendere praticamente impossibile risultare di scarsa qualità. Anderson .Paak è un polistrumentista e musicista dal grande gusto e talento, dimostrato negli anni e nei suoi precedenti lavori ma che, come dimostrato anche in questo caso, talvolta sprechi la possibilità di osare e sia meno coraggioso, in favore di un disco a tratti manierista e classico, sebbene suonato in maniera incantevole. In Ventura sono presenti tutti i colori dello spettro della musica afro, declinati con un gusto più moderno che sposa la tradizione dei ses...

LCD SOUNDSYSTEM - American Dream (2017, DFA/Columbia)

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RAGAZZI SONO VERAMENTE EUFORICO .  James Murphy è un genio ed amo profondamente gli LS, che ascolto da anni con immenso piacere, come si poteva intuire anche dal titolo del blog. Ma onestamente non mi aspettavo un ritorno in parte capace di superare tutte le sue prove precedenti, condensando il meglio di ogni singolo disco e portandolo ad un livello di maturità inaspettato e così ben strutturato. Sono assolutamente soddisfatto del ritorno degli LCD. Hanno pienamente rispettato le aspettative di noi estimatori, ma sono riusciti ad alzare l'asticella della qualità senza snaturarsi. Il loro disco più maturo, tremendamente devoto al culto di David Byrne e del synth pop, ma combinando e sviluppando elementi che erano già presenti nella loro discografia. Suona come un disco degli anni ottanta newyorkesi, ma senza rilasciare quel sentore ammuffito di bieco revival spicciolo o manierismo da quattro soldi. Un disco assolutamente maturo, che riesce a focalizzare la carriera d...

MEGANOIDI - Mescla (2020)

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Nuovo disco dei Meganoidi , uscito la settimana scorsa ed autoprodotto, dal titolo " Mescla ". In questo momento neanche Rate Your Music lo inserisce nella scheda dell'artista .  Lavoro di facile ascolto, ma senza che questo implichi una proposta povera, che porta ad un giudizio complessivo positivo, sopra la sufficienza con un paio di brani che ho trovato divertenti e piacevoli, da playlist estiva. I M.proseguono nel loro (coraggiosissimo e personale, a mio modesto avviso) percorso musicale, ormai distante km dagli esordi, anche se una componente di punk e ska è ancora flebilmente presente.  Ma le riflessioni sulle svolte meritano un approfondimento che spero di pubblicare presto. Questo non è necessariamente un male, anzi la scelta di abbandonare gli allori e la gloria di un genere che li aveva lanciati, in favore di sonorità a loro più affini, merita tantorispetto. Peraltro in sede live, come mi è capitato di vederli nel 2004 e nel 2019, non si risparmiano ed ...

SPARTIACQUE: CODEINE - Frigid Stars (Sub Pop, 1991)

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Dischi Spartiacque. L'esordio dei newyorkesi Codeine anticipa, nei suoni e nell'estetica, quello che sarà il movimento slow-core (o dream pop , secondo coloro che considerano i due "generi"), con importanti rimandi a quel genere-non genere che prenderà il nome di post-rock :   le atmosfere rallentate  e malinconiche, con gli arpeggi e la continua ricerca dell'immobilismo, richiamano alcuni esponenti del genere. A maggior ragione Doug Sharin, il batterista del  secondo ed ultimo lavoro dei Codeine ( White Birch del 1994), poi andrà a formare i June Of 44 , importante band della scena post rock. Frigid Stars è un lavoro intenso, algido, freddo e luminoso come le stelle che compongono la trama della cover. La voce di Immerwahr è cupa, depressa e ricorda delle versioni sedate di Mark Kozlek dei Red House Painters oppure i primi lavori dei Black Heart Procession, due gruppi che a parer mio hanno subito l'influenza dei Codeine, ma anche dei Galaxie 500 ...