SPARTIACQUE: SEPULTURA - Chaos A.D. (1993, Roadrunner)
Tracklist:
1. Refuse - Resist
2. Territory
3. Slave New World
4. Amen
5. Kaiowas
6. Propaganda
7. Biotech Is Godzilla
8. Nomad
9. We Who Are Not As Others
10. Manifest
11. The Hunt
12. Clenched Fist
13. Chaos B.C.
14. Kaiowas (Tribal Jam)
15. Territory (Live)
16. Amen - Inner Self (Live)
(Questa è la tracklist dell'edizione americana, che però è priva del brano "Policia")
Chaos Ad è il punto di non ritorno, nella carriera di una band che ormai è necessariamente affermata. Questo non è né un pro, né un contro visto che chi digita non è un defender of the steel, né uno di quelli che è capace di sbranarti se osi appellarmi “poser”, perciò sottolineo come oggi i Sepultura siano un gruppo conosciuto a livello mondiale e coni suoi estimatori e affezionati (meritatamente). Punto di non ritorno, perchè non ci sarà più la ruvidezza e l'abrasività del death-thrash metal degli esordi, che lentamente si è evoluto ed abbozzato, abbellendosi disco dopo disco. Oppure perchè il sociale preme sempre di più nelle liriche, perchè la produzione si fa sempre più attenta e pulita, perchè il cantato di Max migliora e si affacciano quelle che saranno le caratteristiche del futuro groove metal, o tribal metal. Una mistura di thrash, tribale, crossover e hardcore che strizza l'occhio anche ad un gruppo come i Fear Factory (che esordiranno nel 1992 e saranno sempre sotto contratto Roadrunners), ma riletto in una chiave che, nel 1993, appariva incredibilmente moderna e questo dimostra come Chaos Ad sia (forse) il punto più “alto” della carriera del Seps. Se Beneath the remains rappresenta lo zenit della violenza e della potenza del vecchio corso e Roots è l'estremo oriente della loro sperimentazione, Chaos è il punto mediano e connubio della violenza e della ricercatezza del sound. E' avanti rispetto a ciò che avevano registrato fino a quell'anno e presenta in se elementi che saranno nevralgici in Roots, la cui seminalità è innegabile. Inoltre è un thrash metal innovativo, evoluto, svecchiato e che non perde qualità nonostante i fantomatici capolavori del genere siano tutti rinchiusi negli anni '80, secondo la grande massa. L'intero lavoro è stato spesso tacciato di facilità e di eccessiva semplicità, con melodie e riff poco granitici e incisivi (sempre rispetto a dischi come Arise o beneath, o il più vecchio Schizophrenia), Un fondo di verità è presente e si manifesta già dai primissimi ascolti, piacendo più agli amanti del metal anni '90-00's che vecchi thrashers o deathsters. Se nei vecchi lavori i brani erano composti da grassissimi riff, pesanti, esplosivi e sorretti da una batteria che riempiva tutto, al punto a volte di diventare monotona e soffocante, in Chaos Ad (ed in tutta la produzione successiva, compresi i lavori dei Soulfly e dei Cavalera Conspiracy) si nota una maggiore pulizia nei suoni, una saturazione che viene sgonfiata a favore di una certa asetticità nel sound. Magari la perdita di quelle atmosfere così compatte e granitiche potrebbe essere un difetto, così come quel doppio pedale (a volte abusato da Igor) potrebbe far scendere la lacrima a diversi fan e affezionati. In ogni caso si segna il passo anche con le nuove collaborazioni, fuori dall'ambiente metal, come Jello Biafra dei Dead Kennedy (Biotech Is Godzilla), Evan Seilfeld dei Biohazard (“Slave New World”), che anticipano una tendenza che si ripeterà anche nel successivo lavoro, del 1996, con Mike Patton, Dj lethal, Jonathan Davis (“Lookaway”). Un altro segreto del successo risiede nella scelta del produttore, Andy Wallace (lo trovate sia con i Faith No More fino ad Angel Dust, ma anche con i Maroon 5...), che si era occupato anche del mixaggio di Arise e che probabilmente è uno degli artefici di questo taglio più mainstream e melodico della band. Anche per quanto riguarda l'artwork vi è una scelta di campo, che portò a Michael Whelan, disegnatore fantasy dal tratto ricercato ed elegante (con una certa predisposizione per lo stile iconografico dei comics americani, soprattutto dal punto di vista cromatico più che anatomico dei personaggi), e sottolinea come la scelta di curare l'estetica del disco sia un'operazione iniziata da arise e che tutt'ora prosegue, compreso l'ultimo disco dei seps.
Appare complicata la scelta del vero punto di forza di un disco che miscela thrash, tribal, industrial, crust e punk hc, con quel pizzico di bandana metal che oggi stà tornando di moda. Ed allora facciamo il punto, rapido e minimale, delle tematiche presenti, e vi consiglio di tenere le liriche sott'occhio: Territory parla del conflitto palestinese, Refuse/resist inneggia studenti coreani contro la polizia di Seoul, “Biotech is Godzilla” non vuole condannare la tecnologia in sé ma solo il suo utilizzo in maniera sbagliata e dannossa. “Nomad” è un'accorata dimostrazione di solidarietà per quelle popolazioni che sono scacciate ed allontanate dai propri territori, “slave new world” accusa la censura politica, menzognera e plagiatrice, “Manifest” riporta alla menta il massacro dei Kandariru, una delle più grosse violazioni dei diritti umani avvneuta in brasila nel 1992. Ed a queste aggiungiamo “propaganda”, “the hunt” (cover della band punk-folk-combat New Model Army) o “Policia”, altra cover dei loro conterranei “Titas”.
Piccola nota di colore: una volta, al concerto degli entombed un mio amico gridò la amagica parolina "Poser" per scherzo. Quando ecco un metallaro – una via di mezzo tra Pete Steele e un toporagno - inizia ad inveire contro di lui , chiedendogli con rabbia chi fosse il destinatario di quel terribile anatema. Ecco, quell'uomo era patetico come tutti i trve frostbitten o bofrosten che la considerano la più grossa offesa del globo terracqueo.
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