CAPOLAVORI: NICK DRAKE - Pink Moon (1972, Island Records)
Tracklist:
1. Pink Moon - 2:06
2. Place to Be - 2:43
3. Road - 2:02
4. Which Will - 2:58
5. Horn - 1:23
6. Things Behind the Sun - 3:57
7. Know - 2:26
8. Parasite - 3:36
9. Ride - 3:06
10. Harvest Breed - 1:37
11. From the Morning - 2:30
Ci sono capolavori che ottengono immediatamente il successo, i cui artefici vengono acclamati da stormi di fans che ne decretano il culto, come vampiri si cibano delle linfe di cantanti e musicisti, di band dal successo planetario, alcune delle quali riuscirono persino ad essere accostate a personaggi biblici (Clatpon is God, Siamo più conosciuti di Gesù, tanto per citare due esempi abbastanza famosi). E poi ci sono quegli artisti, sfortunati, eccellenti, che in vita non sono apprezzati come meritino e che vengono rivalutati solo postumi, la cui discografia esce a livello esponenziale superando persino i dischi registrati in studio. Nick Drake fu sicuramente uno di questi angeli caduti, un cantore maledetto e triste, depresso perchè i suoi lavori non riuscivano a dargli le soddisfazione che avrebbe giustamente meritato, fino a portarlo al suicidio nel 1974, per una dose eccessiva di antidepressivi. Affianco a Dylan, Buckley (sia Jeff che Tim), Young, Cave e Reed c'è Nick. Una persona qualunque, che ebbe una carriera all'epoca passata in sordina, con soli tre dischi all'attivo, l'ultimo dei quali è questo Pink Moon, concentrato di solitudine cantautorale, incentrato sull'emozione che il protagonista e unico attore produce nel suo monologo, armato esclusivamente di una chitarra e della sua voce. E' un album folk, scarno, essenziale. Povero di orchestrazioni, in cui la batteria e gli altri strumenti sono completamente assenti per volontà dell'autore: un'acustica era più che sufficiente per accompagnare i versi carici di struggente sofferenza, di intima e profonda introspezione. Tutto in ventisette minuti di accordi, arpeggi e corde pizzicate, che vibrano e producono suoni e armonie che si sviluppano nell'aria e nell'anima dello spettatore, entrambi lugohi non fisici senza confini: entrambe sappiamo che ci sono ma non le vediamo, non riusciamo a fissarle in un'immagine come potrebbe essere per il pianto o l'amore. Il track by track qui è superfluo, occorre soltanto far partire quest'album e goderselo nei momenti in cui si è un po' giù, ma anche nelle placide sere di fine agosto quando l'aria è più frizzante ma il tepore del tramonto è una tiepida coperta che ci avvolge e ci rasserena. Tra le braccia e la suadente voce di Drake ci sentiamo protetti, al sicuro, estasiati e drogati da questo flusso continuo di sensazioni e stati d'animo, in cui il pathos si spreca e diventa tangibile. Questo è Pink Moon, un corpo celeste attratto dalle nostre anime, che permette di far alzare la marea dei nostri pensieri. Parlo solo di un titolo: Road.
You can say the sun is shining if you really want to
I can see the moon and it seems so clear
You can take the road that takes you to the stars now
I can take a road that'll see me through
I can take a road that'll see me through.
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